Protesta sulla ciminiera: «Non molleremo»
I due operai di Ottana Energia restano in cima: «Isolati dal mondo finché non avremo risposte»
OTTANA. Ieri, alle 15 del pomeriggio, i loro telefonini erano già scarichi. Troppe le telefonate e i messaggi ricevuti inviati. Così Cristian Piras e Giacomo Cabras, i due operai di Ottana Energia che da tra giorni si trovano in cima alla ciminiere della fabbrica a 186 metri d’altezza, sono rimasti isolati dal resto del mondo.
Senza energia per ricaricare le batterie del cellulare. Loro, che fino a quattro mesi fa, lavoravano in un impianto che di energia approvvigionava, in regime di essenzialità, la rete elettrica sarda. Un paradosso simbolico della storia di Ottana. Ora gli impianti sono fermi.
La revoca del regime di essenzialità da parte dell’Authority per l’energia, su proposta di Terna, ha costretto l’azienda, che fa capo al gruppo di Paolo Clivati, a fermare i motori. Gli 82 lavoratori che lavoravano nell’impianto fino al 31 dicembre 2015, da lunedì prossimo, 18 aprile, saranno collocati in cassa integrazione straordinaria per un anno. Ma la partita non è chiusa.
A tenerla aperta sono loro, Cristian e Giacomo, che lassù hanno passato due notti e si aggiungono a passare la terza. «Non molleremo – hanno detto prima che i cellulari rimanessero spenti – fino a quando non avremo risposte».
Quelle risposte che i lavoratori di Ottana Energia e di tutto il sito industriale di Ottana, dove la cassa integrazione è diventata il prodotto principale, aspettano dalla politica e dalle istituzioni. Che, finora, non si sono neppure accorti di quei due operai che, da lassù, a 186 metri d’altezza, dove un tempo usciva il fumo del lavoro che c’era, gridano il dramma di chi il lavoro non ce l’ha più. Parole al vento, che, lassù, soffia impetuoso.
Forse l’unica compagnia, quella del vento, per quei due lavoratori coraggiosi che da lassù vedono intorno gli spettri delle fabbriche vuote e senz’anima.
Sotto le ciminiere spente, i loro compagni di lavoro mantengono il presidio di lotta. «La nostra protesta – dice Luca Concas della Rsu – è rivolta soprattutto verso la politica che ancora non dà risposte sul rilancio dell’area industriale. La ripartenza di Ottana Energia è fondamentale non solo per supportare la ripresa della filiera chimica e fare così ripartire il lavoro, ma anche per la riduzione dei costi della bolletta elettrica che, con la fine del regime di essenzialità, sono triplicati a spese dei sardi». Lo denuncia anche lo striscione che Cristian e Giacomo hanno appeso sulla ciminiera e che il 25 marzo scorso aveva affisso su un traliccio di Terna sulla 131 a nuraghe Losa: «I costi di Terna triplicati senza essenzialità. Tutti paghiamo di più in bolletta e la centrale di Ottana non può erogare servizi alle aziende». Si, perché senza l’energia elettrica, l’acqua e il vapore prodotti dalla centrale sono destinate a chiudere i battenti anche quelle poche aziende che ancora sopravvivono nel sito di Ottana.
«Occorrono fatti concreti – dicono gli operai – perché ormai il tempo delle parole è finito». Ora è il tempo delle grida di aiuto. Quelle grida che Cristian e Giacomo, da lassù, affidano al vento che accarezza le loro speranze.
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