La Nuova Sardegna

Nuoro

Due operaie sulla ciminiera di Ottana

di Federico Sedda
Due operaie sulla ciminiera di Ottana

Valentina Salvai e Francesca Forma hanno preso il posto dei due colleghi che manifestavano da quattro giorni

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OTTANA. Hanno scelto di salire sulla torre più alta per sostituire i loro compagni proprio il giorno dell’avvio della cassa integrazione straordinaria. Valentina Salvai e Francesca Forma, da ieri mattina, sono sul tetto della ciminiera della fabbrica dove, fino a ieri, c’erano Cristian Piras e Giacomo Cabras. Loro si sono incontrati al primo anello della torre: Valentina e Francesca salivano verso l’alto, mentre Cristian e Giacomo scendevano a terra, stremati dopo quattro notti passate lassù, a 186 metri d’altezza. Su quell’anello, a metà strada, si sono abbracciati scambiandosi i segnali della protesta e i messaggi della speranza.

«Sì, perché – hanno detto all’unisono – dalla nostra protesta deve nascere la speranza di vedere ripartire la nostra fabbrica».

Quella fabbrica si chiama Ottana Energia, un tempo cuore pulsante di tutto lo stabilimento di Ottana, e oggi simbolo della fame di lavoro di un territorio che da anni cerca la strada di un nuovo futuro. Che ancora non c’è. Un segnale di speranza c’è stato ieri quando dalla giunta regionale è arrivata la certezza della convocazione di un incontro a breve scadenza con le parti sociali. Loro, però, Valentina e Francesca, la prima operaia di Ottana Energia e la seconda operaia di una impresa di pulizia, hanno fatto sapere che non molleranno fino a quando non avranno impegni concreti da parte delle istituzioni.

«Abbiamo deciso di compiere questo ennesimo gesto clamoroso – ha detto al telefono Francesca appena arrivata lassù – perché le nostre richieste sono rimaste deluse. E questo nonostante i nostri colleghi siano rimasti diversi giorni sulla ciminiera. Siamo qua non solo per dare voce agli operai di Ottana, ma anche ai lavoratori degli altri settori che non vengono mai menzionati quali quelli dei trasporti e dei servizi. Speriamo – ha continuato Francesca, madre di due bambini di cinque e otto anni – in una risposta che consenta di riavviare tutto l'impianto chimico. Da quassù vediamo il deserto». Chiara e ferma anche la voce di Valentina, lei, rappresentante e vittima di tutti quei lavoratori delle imprese d’appalto che sono stati travolti dall’effetto domino della crisi dell’industria.

«Vogliamo – ha detto al cellulare la giovane operaia – che Terna riavvii immediatamente la centrale elettrica di Ottana. Non è giusto che i sardi paghino molto di più in bolletta a causa degli sbilanciamenti creati in rete dalla fermata di Ottana Energia e non è giusto che si pregiudichi il rilancio del sito industriale mandando in fumo tutti i progetti». Quei progetti, quali l’acquisizione degli impianti Versalis di Sarroch da parte di Ottana Polimeri, il via libera al deposito costiero del gas a Oristano per riconvertire la centrale e l’avvio del progetto per il riciclaggio della plastica, consentirebbero la ripresa della filiera chimica di Ottana. Prima, però, occorre il via libera di Terna all’essenzialità di Ottana Energia nel sistema elettrico sardo. Come accadeva fino al 31 dicembre 2015. E come chiedono a gran voce le due giovani operaie da 186 metri d’altezza. «Un saluto d’alto – hanno concluso Francesca e Valentina – aspettando una risposta dall'alto». Sì, dall’alto dei palazzi della politica.

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