A Ottana prosegue la protesta: «Stanche, ma siamo ancora qui»
Le due lavoratrici della centrale elettrica, da tre giorni sulla torre, sono decise a non mollare L’assessore regionale all’Industria sta seguendo la vertenza. Venerdì un’assemblea con i sindacati
OTTANA. È proseguita anche ieri la protesta di Valentina Salvai e Francesca Forma, le due lavoratrici di Ottana che lunedì scorso, giorno di inizio della cassa integrazione straordinaria per gli 82 lavoratori della centrale elettrica, hanno sostituito in cima alla torre più alta di Ottana Energia, i loro compagni di lavoro, Cristian Piras e Giacomo Cabras, che, su quella ciminiera spenta, a 186 metri d'altezza, ci sono rimasti quattro giorni. Le due ragazze, sostenute da tutti i lavoratori del sito e dai sindacati confederali e di categoria di Cgil, Cisl e Uil, hanno fatto sapere che scenderanno dalla ciminiera appena arriveranno risposte certe sul futuro dello stabilimento di Ottana.
L’assessore all’Industria, Maria Grazia Piras, sta seguendo la vertenza con attenzione e nei prossimi giorni dovrebbe fare un salto a Ottana. «Siamo quassù – hanno detto al cellulare le due lavoratrici – per dare voce a tutti i lavoratori dell’area industriale che aspettano di conoscere il loro futuro. Nell’immediato, vogliamo il riavvio degli impianti di Ottana Energia e la ripresa del comparto chimico». Per venerdì prossimo le Rsu hanno convocato un’assemblea dei lavoratori e dei sindacati che si terrà nella sala mensa dell’ex Enichem con inizio alle 15. «Se in quella sede non arriveranno novità concrete – hanno detto i rappresentanti dei lavoratori – la mobilitazione continuerà a oltranza». Intanto, la Regione, che finora sembra avere lavorato sotto traccia con Terna, Eni e governo per evitare fughe in avanti o intralci alla delicata trattativa, ha fatto sapere che nei prossimi giorni, o addirittura nelle prossime ore, potrebbe essere convocato un incontro urgente a Cagliari con sindacati, azienda e Confindustria per fare il punto sulla situazione alla luce della procedura intrapresa da Terna per definire il nuovo ruolo di Ottana Energia all’interno del sistema elettrico sardo dopo la revoca del regime di essenzialità che ha provocato la fermata dei motori. Per quanto riguarda Ottana Polimeri, i cui impianti sono fermi da due anni, la Regione ha già fatto sapere nei giorni scorsi che sono in corso le trattative tra Versalis (gruppo Eni) e l’azienda, che fa capo al gruppo Clivati-Indorama, per la cessione degli impianti di Sarroch. Passaggio, questo, fondamentale per dare corpo al progetto di ripresa produttiva della filiera chimica finanziato dalla stessa Ottana Polimeri con 50 milioni di euro. Il tutto in attesa che vadano avanti le procedure autorizzative per la realizzazione di un deposito costiero del gas a Oristano e di un impianto per il riciclaggio della plastica che chiuderebbe la filiera creando anche nuovi posti di lavoro. Tutti progetti che attendono il via libera definitivo del quale non si conoscono i tempi. La paura dei lavoratori è quella che i tempi si allunghino ancora.
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