La Nuova Sardegna

Nuoro

Uccise il cugino a coltellate: sedici anni

di Valeria Gianoglio

La sentenza: il gup Cozzella ha condannato Antonio Devaddis per l’omicidio nel 2015 del compaesano Angelo Filindeu

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NUORO. Sulla sua responsabilità, né per l’accusa, né per la difesa, c’è mai stato alcun dubbio anche perché lui stesso aveva ammesso le sue colpe.

Ieri mattina, infatti, la vera battaglia nell’aula gup al quarto piano del Palazzo di giustizia, si è giocata tutta attorno all’entità della pena da assegnare ad Antonio Devaddis, 52 anni, orgolese, detenuto nel carcere di Badu ’e Carros da quando, nel mese di marzo dell’anno scorso, la polizia lo aveva fermato con l’accusa di aver ammazzato a coltellate il conoscente e compaesano Angelo Filindeu, al termine di un violento litigio che aveva avuto come sfondo l’interno di una cantina di Orgosolo.

Il pubblico ministero, Giorgio Bocciarelli, ieri, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto al gup Claudio Cozzella una condanna a 30 anni, come pena finale, considerato lo sconto di pena che si ottiene con il rito abbreviato. Una richiesta di condanna che, dunque, se non ci fosse stato quel genere di rito, si sarebbe tradotta in una richiesta di ergastolo.

Ma il gup Claudio Cozzella, al termine della camera di consiglio, è stato di mano decisamente più leggera, e, accogliendo almeno in buona parte le richieste della difesa di Devaddis, rappresentata dagli avvocati Basilio Brodu e Martino Salis, ha condannato l’imputato a 16 anni di carcere. A Devaddis non è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà, ma è stata riconosciuta, invece, quella dei futili motivi. Come richiesto dal legale di parte civile per i genitori e le sorelle di Filindeu, l’avvocato Gianfranco Siuni, ai parenti del morto è stata riconosciuta una provvisionale di 15mila euro a ciascuno, che prelude, tuttavia, a una ben più corposa richiesta di risarcimento che arriverà al termine di una causa civile.

Ieri mattina, alla conclusione del processo di primo grado, erano presenti sia l’imputato, scortato in tribunale dagli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Badu ’e Carros. I fatti contestati risalgono al 13 marzo del 2015 ed erano avvenuti intorno alle 20. A quell’ora, in una cantina del paese, i due cugini Antonio Devaddis e Angelo Filindeu sono nel pieno di una serata trascorsa in compagnia, in uno dei classici “spuntini” che spesso animano le notti di Barbagia. I due bevono un po' più del solito e forse anche per questo la situazione, a un certo punto, degenera. Secondo l’accusa Devaddis, «in stato di ebbrezza alcolica mediante l'uso di un coltello da cucina, cagionava la morte di Filindeu Angelo, dapprima attingendolo nella zona sternale, provocandogli delle lesioni non mortali, quindi, con un fendente, sferrato all'altezza del volto, tagliandogli la metà anteriore del collo, determinando, come scritto dal medico legale, “una quasi decapitazione”». «Con l'aggravante - precisa il pubblico ministero nella richiesta di rinvio a giudizio - di aver commesso il fatto per futili motivi scaturiti da un diverbio avente come tema il comportamento di una donna che in passato aveva avuto una relazione con il Devaddis». Secondo il pm, a Devaddis, andava riconosciuta anche l’aggravante della crudeltà. Quest’ultima, ieri mattina, non è stata riconosciuta dal gup, mentre è stata riconosciuta quella dei futili motivi.

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