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Appello dei giostrai «Fateci allestire il nostro luna park»

di Homar Farina

SINISCOLA. L’attività di giostrai l’hanno sempre conosciuta, fin da quando erano bambini e i loro genitori raccontavano di come i nonni ne avevano fatto una professione che dava sostentamento a tutta...

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SINISCOLA. L’attività di giostrai l’hanno sempre conosciuta, fin da quando erano bambini e i loro genitori raccontavano di come i nonni ne avevano fatto una professione che dava sostentamento a tutta la famiglia. Da allora i tempi sono cambiati e i coniugi Frau cercano ancora oggi di tenere a galla l’unica loro fonte di guadagno. Spesso però le difficoltà derivano dalle istituzioni locali, che «da tre anni – raccontano – nulla dicono in merito al rilascio delle autorizzazioni per l’allestimento del Luna park».

Così Luigi e Primula sono costretti ad utilizzare un terreno privato dove solo una parte della loro struttura può essere utilizzata. «Anche quest’anno – dice Luigi – abbiamo inoltrato richiesta al comune nel mese di gennaio e ad oggi non c'è stata risposta, mentre andiamo verso l'ennesima stagione estiva senza sapere se riusciremo a lavorare. Per me è doloroso pensare che il mio paese di residenza non abbia a cuore questa vicenda, mentre altre realtà, come La Maddalena e Palau, spesso ci ospitano fornendoci una risposta in merito alle nostre richieste entro 10 giorni dalla presentazione della documentazione». I giostrai, che in piena stagione si avvalgono di oltre 15 persone per la gestione della struttura, vengono rimbalzati tra uffici comunali e comando dei vigili, non ottenendo nessun riscontro. «Abbiamo tre figli – dice Primula – che vista la situazione poco chiara hanno deciso di lasciare il nostro paese e tentare fortuna tra Milano e Londra. Questo è un brutto segnale per tutta la nostra comunità e le istituzioni locali che spesso voltano le spalle a chi cerca di arrivare onestamente a fine mese».

Nonostante ciò i coniugi Frau si sentono fortunati nell’avere accanto qualche parente stretto che li aiuta nei mesi invernali.

«Ho sbagliato – dice mestamente Luigi – a non andar via da qui quando ne avevo la possibilità, convinto che restare a Siniscola e costruire un futuro per noi ed i nostri figli fosse la cosa giusta da fare, rendendomi poi conto che sbattiamo giorno dopo giorno contro un muro di gomma».

Il silenzio che si protrae dal mese di gennaio non promette nulla di buono.

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