Spaccio di droga, condannato a sei mesi
MACOMER. I sospetti di una madre, la denuncia alla polizia, le indagini e infine i guai giudiziari. L’ultimo atto di questa storia di droga si è infatti svolto in tribunale a Oristano, dove C.C. è...
MACOMER. I sospetti di una madre, la denuncia alla polizia, le indagini e infine i guai giudiziari. L’ultimo atto di questa storia di droga si è infatti svolto in tribunale a Oristano, dove C.C. è stato condannato a 6 mesi e 1.032 euro di multa – dell’imputato si riportano solo le iniziali perché nella vicenda è coinvolto il figlio minorenne che verrebbe facilmente identificato violando le prescrizioni in materia di stampa –. Tutto era iniziato nel momento in cui una mamma si accorge che al di fuori dell’Istituto professionale Amaldi gira qualche dose di marijuana.
Decide di segnalare tutto alla polizia del commissariato di Macomer, i cui agenti immediatamente procedono a effettuare delle verifiche. Un alunno viene così trovato in possesso di uno spinello e allora si cerca di capirne di più. I sospetti cadono sul padre, tanto che immediatamente viene effettuata una perquisizione nella casa dove vive col ragazzo ed è lì che spunta quel che gli agenti cercavano.
In un attimo saltano fuori 142 grammi di marijuana all’interno di un bustone, una piccolissima quantità di hascisc e un bilancino di precisione. C.C. viene fermato e il giorno dopo è già a processo per direttissima, ma tutto slitta per esaminare il principio attivo dello stupefacente e per capire se il bilancino di precisione fosse funzionante o meno. Ebbene, anche su questo strumento vengono trovate tracce di sostanza stupefacente, per cui il pubblico ministero Andrea Chelo sollecita la condanna, certo che la droga fosse in casa pronta per essere spacciata. La pena richiesta è di quindici mesi e 2.500 euro di multa, ma il giudice monocratico Carla Altieri si fermerà a sei mesi.
L’avvocato difensore Maria Giovanna Pinna ha invece richiesto l’assoluzione. Nulla da eccepire sulla presenza della droga in casa, ma ha avanzato numerosi dubbi sul fatto che questa fosse destinata allo spaccio. Il fatto che non fosse suddivisa in dosi e che il bilancino non avesse le batterie che lo facessero funzionare avrebbero, secondo la difesa, dovuto portare all’assoluzione. Non è andata così.
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