Tassa sui rifiuti, la protesta dei commercianti
Bar e piccole botteghe incalzano: «Bollette stratosferiche, bisogna cambiare tutto»
NUORO. Non c'è solo la Tasi a turbare i sogni e alleggerire i portafogli dei commercianti nuoresi. La tassa per i servizi indivisibili — Tasi appunto — rappresenta solo la cima dell'iceberg delle imposte comunali che gravano sulle attività produttive. Per loro il vero flagello è rappresentato dalla tanto odiata Tari, la tassa sui rifiuti, un balzello considerato dalla maggior parte dei commercianti nuoresi un vero e ingiusto salasso. Dai negozi non alimentari che per la raccolta della sola plastica e carta sborsano dai 600 fino ai 1000 euro annuali, fino ai bar e ristoranti che di Tari arrivano a pagare anche 10 mila euro all’anno. Nessuno sconto neanche per le piccole botteghe di frutta e verdura che nel giro di qualche anno si sono ritrovate la tassa più che raddoppiata. Come nel caso di Giuseppe Atzeni, titolare di una piccolo negozio ortofrutticolo in piazza Crispi, che nel 2014 si è visto recapitare una mega bolletta di 1600 euro.
«Una bolletta che ovviamente non sono riuscito a pagare — commenta — fino all'anno prima ho sempre adempiuto a tutto, ma di Tari mi arrivava circa 600 euro, ora con la crisi che morde sempre più è impensabile riuscire a pagare cifre simili» spiega. Ciò che chiede a gran voce il popolo dei commercianti nuoresi, dal Corso fino a via Lamarmora, viale Repubblica, via Mannironi e la fiorente via Don Bosco è sostituire la tradizionale tassa, modulata sulla superficie calpestabile degli immobili suscettibili di produrre rifiuti e quindi indipendente dal comportamento del singolo contribuente, con una tariffa che invece commisuri l’onere economico per il cittadino e per le attività produttive alla quantità di rifiuti effettivamente prodotta. Una tariffa corrispettiva, o meglio conosciuta come tariffa puntuale, all'insegna del motto: paga solo quello che butti. «Si tratta semplicemente di applicare, vent'anni dopo l'entrata in vigore, il famoso decreto Ronchi, rimasto fino ad oggi quasi per intero solo sulla carta — commenta Tonino Mura , titolare dello storico bar San Francesco di via Mannironi —. Per noi esercenti la riduzione dell'aliquota Tari del 14% è solo un piccolo sforzo, io pago 2800 euro all'anno per rifiuti che non produco — sottolinea Tonino —, chi si ferma al bar non consuma più la birra di una volta, quindi il vetro prodotto è sempre meno. Chiediamo che la spazzatura venga pesata così che ognuno paghi il giusto». Per non parlare poi della Tosap, la tassa per l'occupazione del suolo pubblico, che si aggiunge sul groppone di molti esercizi commerciali con l'arrivo della bella stagione sfilando dal sottile portafoglio quelle 400/500 euro per qualche tavolino al sole. «La riduzione di Tasi e Tari è ben accolta da noi esercenti — commenta Giuseppe Busia, titolare del bar Le Grazie —, come si dice “sempre meglio di niente”. Ritengo che pensare di alleggerire anche la tassa per l'occupazione del suolo pubblico non sarebbe male».
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