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Nuoro

Paziente morto, il pm chiede 6 mesi

Paziente morto, il pm chiede 6 mesi

A giudizio sei medici del San Francesco. Ieri mattina la requisitoria dell’accusa

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NUORO. Secondo la pubblica accusa, ciascuno di loro, quel giorno di agosto del 2008, non aveva fatto quanto suggerivano le linee guida in campo sanitario in presenza di un paziente in quelle particolari condizioni di emergenza. Per questo, al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero ieri mattina ha chiesto che venissero tutti condannati a una pena di sei mesi per l’accusa di omicidio colposo. Con l’udienza di ieri, è arrivato alle battute finali, dunque, il processo che vede sei medici dell’ospedale San Francesco di Nuoro, in servizio nei reparti di Chirurgia e Rianimazione, a giudizio con l’accusa di «aver cagionato per colpa consistita in negligenza e imperizia, la morte di Porcu Paolo Ivan, cooperando tra loro nel determinare l’evento nelle rispettive qualità il dottor Francesco Badessi di primario del reparto di Chirurgia presso l'ospedale San Francesco, il dottor Giuseppe Ruggiu, di medico di turno nel medesimo reparto nel pomeriggio dell'11 agosto 2008, i dottori Riccardo Ugo Cammarota e Domenico Antonio Fais, medici e chirurghi, di turno nello stesso reparto di Chirurgia, il dottor Giovanni Ruggiu, di primario del reparto di Rianimazione, la dottoressa Pieralba Arba, di medico di turno nel reparto di Rianimazione nel pomeriggio dell’11 agosto 2008». I familiari di Porcu si sono costituiti parte civile al processo e sono rappresentati dall’avvocato Martino Salis che ieri, al termine della requisitoria del pm, ha ricostruito i passaggi chiave della vicenda terminata, purtroppo, con la morte di Porcu, e ha chiesto anche lui la condanna degli imputati. I medici imputati sono difesi invece dagli avvocati Pietro Pittalis, Giuseppe Luigi Cucca, Enrico Pintus, Andrea Soddu sostituito ieri dal collega Paolo Tuffu, Marcello Mereu.

Porcu era stato ricoverato all’ospedale San Francesco il 27 luglio del 2008: era affetto, oltre che da un’occlusione intestinale, da una diverticolite di Meck associata a una peritonite diffusa. E poi, come se non bastasse, era affetto anche da un’alterazione della funzionalità cardiaca che era stata subito diagnosticata dai medici del Pronto soccorso. Secondo l’accusa, tuttavia, proprio questa alterazione cardiaca era stata sottovalutata dai medici della Chirurgia che non avrebbero effettuato un monitoraggio del paziente anche in previsione di un intervento chirurgico in anestesia totale. Secondo gli inquirenti, insomma, Porcu sarebbe dovuto essere sottoposto a un intervento di defibrillazione elettrica. Ma questa prassi, stando alla Procura, non era stata affatto rispettata nel caso di Porcu». (v.g.)

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