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Succu: «Noi stiamo con chi accoglie, ma con efficienza»

Succu: «Noi stiamo con chi accoglie, ma con efficienza»

MACOMER. L’amministrazione comunale non giocherà ad alimentare paure sul possibile arrivo di profughi, ma pone l’esigenza di «una struttura di missione sui migranti a Macomer» che garantisca la...

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MACOMER. L’amministrazione comunale non giocherà ad alimentare paure sul possibile arrivo di profughi, ma pone l’esigenza di «una struttura di missione sui migranti a Macomer» che garantisca la presenza di mediatori culturali, la certezza degli approvvigionamenti, la decenza delle condizioni di alloggio, la legalità dei comportamenti e la serenità delle relazioni. Questa, in sintesi, la posizione del sindaco, Antonio Succu, sull’ipotesi di utilizzo del carcere per accogliere i profughi. Succu spiega che «la solidarietà vera non è un fatto emotivo, è razionalità, organizzazione e gestione del rischio». L’ipotesi dell’arrivo di un gruppo di migranti, dei quali non si conosce il numero (a meno che non si investa in ampliamenti e ristrutturazioni costosi, non può accoglierne più di una trentina), è stata avanzata dal ministero degli Interni e il Prefetto l’ha comunicata al sindaco alcuni giorni fa. «La tradizione autoritaria e non partecipativa dello Stato italiano – ha detto in merito Antonio Succu –, ha evidentemente previsto di notificare al comune una decisione ministeriale, non certo di sentirlo e acquisirne il consenso». L’amministrazione comunale ha comunque una sua posizione. Non è quella del «razzismo di origine fascista contro cui abbiamo sempre combattuto», e neppure quella di chi alimenta paure «quasi che stiano arrivando nuovi potenziali competitori sulla miseria» e timori sul fronte della sicurezza. «L’amministrazione comunale di Macomer – dice Succu – si schiera al fianco di una molteplicità di soggetti, civili e religiosi, associazioni di volontariato e umanitarie, che sono animati dallo spirito di solidarietà che oggi serve». Pone però l’esigenza che la solidarietà si coniughi con l’efficienza dell’organizzazione perché il luogo destinato all’accoglienza non diventi un ghetto. «Mi interessa – dice – l’aspetto della legalità, dell’efficienza, della trasparenza, dei diritti umanitari. Mi interessa osservare come uno Stato in fuga da tutto sia costretto dalle circostanze a riaprire le strutture abbandonate qualche mese fa contro il giudizio di tutto un territorio». (t.g.t.)

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