Anche l’ex cappellano del carcere si oppone all’arrivo di migranti
Macomer, don Mario Cadeddu ritiene la struttura inadatta Celle piccole costruite per accogliere solo due detenuti
MACOMER. Anche don Mario Cadeddu, ex cappellano della casa circondariale, funzione svolta fino alla chiusura della struttura carceraria, ritiene che il complesso dismesso del carcere non possa ospitare i migranti che scappano da guerre e carestie. Celle troppo piccole nate per accogliere al massimo due detenuti, tra l’altro non rispondenti ai parametri di legge previsti per la detenzione, spazi limitati e inadeguati e soprattutto la collocazione all’estrema periferia ovest dell’abitato, lo rendono non idoneo al nuovo utilizzo al quale il ministero degli Interni vorrebbe destinarlo. Valutazione confermata anche dal parere negativo che il prefetto di Nuoro avrebbe dato al ministero dopo un sopralluogo eseguito nei giorni scorsi del quale ha dato notizia il deputato Mauro Pili nel corso di una manifestazione tenuta lunedì a Macomer con il sindacato di polizia Uil. Don Mario Cadeddu, parroco della chiesa Santa Famiglia di Nazareth, nel carcere di Macomer ha esercitato per anni la missione pastorale come cappellano. Ricade infatti nel territorio della parrocchia anche gran parte della zona artigianale di Bonu Trau in fondo alla quale negli anni Ottanta è stata realizzata la struttura entrata in funzione nel 1994. «Così com’è non è utilizzabile perché ha le caratteristiche del carcere – dice don Mario –. Un impiego in tal senso mi sembra assurdo. Non è neppure adattabile. È una struttura che non va bene per questo tipo di utilizzo. Le celle sono quelle di un carcere che doveva diventare di massima sicurezza». Che la struttura non era riconvertibile lo aveva detto anche Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo diritti riforme”, che di carceri se ne intende, intervenendo a una manifestazione in difesa del carcere di Macomer tenuta ai primi di agosto del 2014. La conferma arriva ora da chi dentro il carcere ha lavorato per anni a contatto con di detenuti e ne conosce spazi e ambienti. «Non riesco a immaginare come vivrebbero queste persone – dice don Mario –, non c’è spazio. Anche gli spazi esterni sono ristretti. A meno che non vogliano ampliarli, ma dovrebbero allargare la struttura. Tra l’altro è fuori mano. Utilizzarlo per accogliere persone che scappano dai loro paesi per disperazione mi sembra una cosa assurda. Diventerebbe una specie di lager». (t.g.t.)
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