L’agnello sardo Igp sposa le ricette della cucina internazionale
MACOMER. L’agnello sardo sposa la cucina internazionale nel corso di una manifestazione, pienamente riuscita, che si è svolta in occasione della Fiera nazionale degli ovini. La comunità di immigrati...
MACOMER. L’agnello sardo sposa la cucina internazionale nel corso di una manifestazione, pienamente riuscita, che si è svolta in occasione della Fiera nazionale degli ovini. La comunità di immigrati macomeresi ha proposto alcune ricette a base di carne d’agnello cucinato secondo la loro tradizione e si è confrontata con gli anziani dell’Auser, che invece l’hanno cucinato secondo le consuetudini del Marghine. L’iniziativa, realizzata dal comune di Macomer e dal Consorzio agnello di Sardegna Igp, ha suscitato grande interesse. In Sardegna i modi di cucinare l’agnello sono quelli tradizionali e prevale quello allo spiedo. Non accade tutti i giorni di assaggiare preparazioni particolari che mettono insieme un ingrediente tipico della Sardegna, la carne d’agnello, con altri ingredienti che non fanno parte della tradizione locale. Le nuove pietanze con la carne d’agnello cucinata con cus cus, prugne, uova, mandorle e sesamo, peperoni e riso, carota, ceci, cavolo, spezie, zucca e semi di grano duro in preparazioni diverse che ne hanno esaltato il sapore in un modo nuovo e totalmente sconosciuto hanno suscitato grande curiosità e interesse. Le ricette esotiche si sposano perfettamente con una pietanza che può essere preparata in tanti modi nuovi e diversi da quelli conosciuti della tradizione locale. «Siamo soddisfatti di questa iniziativa – ha detto Battista Cualbu, presidente del Consorzio di tutela, – perché ha dimostrato che il prodotto che tuteliamo con l’indicazione Igp non è solo qualità, ma è anche un filo che lega tante culture del mondo. L’agnello è un simbolo che ha sempre avuto un significato molto profondo nella storia dei popoli e il suo consumo ancora oggi, molto più che nella nostra tradizione, rappresenta qualcosa di molto importante, soprattutto per quelle comunità che vivono lontane dai loro paesi d’origine». Siam, che proviene dal Marocco, era una delle partecipanti. «Da noi – ha detto – tutti i venerdì si cucina agnello, è sacro». L’iniziativa, come ha spiegato la direttrice del Consorzio, Patrizia Pitzalis, ha segnato un importante momento di coinvolgimento e integrazione degli immigrati nella vita di Macomer. «È stato un momento di integrazione che ha premiato l’idea di inserire all’interno della fiera il confronto culinario e gastronomico tra popoli – ha detto –, un momento esaltante che ha abbattuto i muri dell’indifferenza e ci ha fatti sentire una grande famiglia. Per Macomer, come per tanti centri di media grandezza sardi colpiti da questa grave crisi, la comunità di immigrati per certi versi è fondamentale». (t.g.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
