Riscossione coatta per il viadotto S’Adde
Macomer, l’ente Provincia chiede un milione di euro all’ingegnere cagliaritano condannato dalla Corte dei conti
MACOMER. La Provincia non ha perso tempo e ha subito avviato le procedure per la riscossione coattiva di quasi un milione di euro nei confronti dell’ingegnere di Cagliari Gian Paolo Gamberini, il quale nel 2013 è stato condannato dalla Corte dei Conti a rifondere l’Ente per i danni causati nella progettazione e durante la direzione dei lavori per la costruzione del viadotto di S’Adde, il ponte che ha eliminato il tratto tortuoso all’inizio della ss. 129 Macomer-Nuoro. Una determina del funzionario responsabile del procedimento incarica Equitalia della riscossione «mediante la formazione di un ruolo coattivo». In poche parole, Equitalia emetterà una cartella di pagamento nei confronti del professionista, che sarà obbligato a pagare per evitare il pignoramento di beni e disponibilità economiche e finanziarie. L’importo è da capogiro: 985.041,73 euro di cui 984.728,55 euro per il danno stabilito dalla Corte dei Conti e 313,18 per le spese di giudizio. Cifra che potrebbe lievitare in quanto, come si legge nella determina, «potrà essere soggetta ad ulteriore incremento, in base alla data di effettiva riscossione, computando gli effetti di eventuali ulteriori ritardi addebitabili al debitore».
Prima di lasciare l’incarico alla scadenza del mandato, agli inizi di marzo l’amministratore straordinario Sabina Bullitta aveva disposto di procedere al recupero del credito con una delibera alla quale il funzionario ha dato esecuzione affidando l’incarico a Equitalia. La decisine di incassare facendo ricorso alla società di riscossione nasce dal fatto che il professionista, al quale la sentenza della Corte dei Conti è stata notificata con lettera raccomandata della Provincia spedita il 27 giugno del 2013, non ha pagato. Inizialmente la Giunta provinciale aveva incaricato la Direzione generale dell’Ente dell’esecuzione della sentenza e della riscossione del risarcimento. Nella formulazione burocratica della determina è spiegato che a tutt’oggi la sentenza della Corte «risulta ineseguita». Il professionista non ha restituito alla Provincia quanto dovuto, per cui si passa alle maniere forti con Equitalia.
La richiesta di risarcimento nasce da quelli che la Corte dei Conti nella sentenza con termini particolarmente duri ha definito «macroscopici difetti progettuali, dovuti alla inammissibile superficialità con cui il professionista avrebbe elaborato e verificato il progetto».
Il progettista è chiamato a risarcire quanto la Provincia ha pagato in più all’Enel e all’impresa appaltatrice per i lavori di spostamento di una linea elettrica che passava nell’area dove doveva sorgere il viadotto. Spostare dei cavi elettrici non è una cosa semplice perché, tra le tante autorizzazioni richieste, serve anche quella dell’Aviazione civile. Da qui i ritardi per i quali l’impresa appaltatrice, che doveva ultimare i lavori in 480 giorni a partire dal marzo 2000, data dell’appalto (il ponte è stato poi ultimato e aperto nel 2007), ha chiesto i danni.
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