Morte in corsia: slitta la sentenza
Sei medici a giudizio. La difesa: «Seguite tutte le procedure»
NUORO. Con l’arringa dell’avvocato Enrico Pintus, difensore del chirurgo Giovanni Ruggiu, davanti al giudice Manuela Anzani, si sono chiuse le discussioni dei legali dei sei medici dell’ospedale San Francesco, accusati di omicidio colposo per la morte del 43enne nuorese Paolo Ivan Porcu, avvenuta nel novembre 2008. I medici Franco Badessi, Giuseppe Ruggiu, Pieralba Arba, Giovanni Ruggiu, Riccardo Ugo Cammarota e Domenico Antonio Fais, difesi dagli avvocati Pietro Pittalis, Paolo Tuffu, Marcello Mereu, Giuseppe Luigi Cucca, Enrico Pintus e Andrea Soddu, secondo l’accusa «avevano cagionato per colpa consistita in negligenza e imperizia, la morte del paziente».
«Ma la condotta del dottor Giovanni Ruggiu non è imputabile – ha sostenuto ieri il legale –. L’unica sua colpa è stata quella di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non può rispondere del fatto che dalla Rianimazione, una volta giunti in reparto, i medici non avessero un defibrillatore. I parenti di Porcu devono andare via da qui sapendo che la verità è quella emersa dagli atti: cioè che lui ha fatto tutto ciò che poteva per salvare la vita del paziente. Chiedo perciò che venga assolto con la massima formula». Porcu era stato ricoverato il 27 luglio del 2008: era affetto, oltre che da un'occlusione intestinale, da una diverticolite di Meck associata a una peritonite diffusa. Come se non bastasse, era affetto anche da un'alterazione della funzionalità cardiaca che era stata subito diagnosticata dai medici del Pronto soccorso. L’11 agosto il paziente andò in arresto cardiaco. Per la Procura e la parte civile non furono adottate le procedure necessarie, come portare da Rianimazione un defibrillatore o, altrimenti, trasportare subito il paziente in quel reparto. Al contrario, per la difesa, nello stato in cui fu trovato Porcu, tutti gli interventi praticati erano quelli previsti dalle linee guida. (k.s.)
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