Le banane della solidarietà ai Giardinetti
Giornata contro lo sfruttamento dei lavoratori, iniziativa in piazza con la cooperativa Sud Equo
NUORO. «Come, mister tallyman, tally me banana /. Daylight come and we wanna go home». (Vieni signor contabile, fai il conteggio delle mie banane /. La luce del giorno arriva e noi vogliamo andare a casa). Nel trascinante calypso giamaicano, reso celebre dalla versione di Harry Belafonte nel 1956, quando l’Europa faceva i conti con nevicate di dimensioni epocali, si nascondono tutta la fatica e la disperazione dei portuali che lavoravano di notte, caricando banane sulle navi, per far arrivare il dolcissimo frutto esotico nelle tavole dei ricchi occidentali. Simbolo di diritti negati nel lavoro, nell’ambiente, nel consumo, la banana è scesa in piazza a Nuoro, protagoniste diverse scolaresche, sabato scorso, in piazza Vittorio Emanuele (Giardinetti), grazie all’intraprendenza della cooperativa “Sud Equo”, con sede in via Antonio Mereu 15, che ha organizzato una vendita di banane del commercio equo e solidale (che va comunque sempre avanti nei locali della coop) per parlare di diritti: quelli dei lavoratori delle piantagioni di banane nel sud del mondo, vittime di gravi squilibri; e quelli dei consumatori, che devono poter conoscere la realtà che sta dietro al frutto tropicale più consumato del Pianeta. Perché proprio la banana? «Perché è il secondo prodotto più venduto al mondo, dopo il caffè, e il principale prodotto d’esportazione. Perché muove un volume d’affari di oltre sette miliardi di euro. Perché il mercato di questi frutti dà lavoro a centinaia di migliaia di persone, ma è controllato per l’80% da 5 aziende multinazionali.
Perché i lavoratori di alcune zone del Centro e del Sud America sono pagati meno di due dollari al giorno e i piccoli produttori ricevono spesso meno di tre dollari», elencano dalla cooperativa Sud Equo, che in via Mereu gestisce lo storico punto vendita di prodotti equo-solidali della città.
La filiera delle banane è un esempio delle sopraffazioni, dei guasti ambientali, delle distorsioni che si accompagnano ai flussi del commercio internazionale. E per indicare Paesi di dubbia democrazia, si fa ricorso all’espressione “Repubblica delle banane”, che ha sempre designato paesi dell’America latina che vivevano in funzione della loro capacità di esportare il frutto giallo. Paesi, spesso governati da un dittatore. Nel mondo si producono milioni di tonnellate di banane ogni anno.
Di queste, tantissime attraversano gli oceani, vengono cioè esportate dai paesi produttori. Un terzo arriva in Europa, dove la banana costituisce il frutto tropicale più diffuso. E se fino a poco tempo fa la catena commerciale favoriva i proprietari terrieri, i trasportatori, i grossisti importatori, oggi le associazioni di commercio equo sono riuscite a proporre un’alternativa, che in prospettiva promette di diventare sempre più importante.
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