Budoni, finisce a giudizio per minacce all’ex sindaco
Si apre il processo a Gesuino Moro, di Mamoiada, ma residente a Limpiddu Per l’accusa voleva costringere gli amministratori a non approvare il Puc
NUORO. Secondo l’accusa, tra il 28 agosto del 2012 e il 3 gennaio del 2013, attraverso alcune lettere anonime e messaggi dal tono decisamente intimidatorio, aveva minacciato di morte l’allora sindaco Pietro Brundu, il presidente del consiglio comunale, Manlio Cossu, l’assessore comunale all’Urbanistica, Luciano Pittorra, il responsabile dell’ufficio tecnico Piero Porcheddu.
E questo, sempre secondo l’accusa e secondo quanto ha stabilito il gip che lo ha rinviato a giudizio, Mauro Pusceddu, «per impedire o turbare l’attività del consiglio comunale e l’attività di elaborazione del piano urbanistico nell’ambito del quale, in data 20 maggio 2015, veniva adottata dal consiglio comunale una prima delibera di approvazione del piano urbanistico, con conseguente apertura dei termini per la proposizione di osservazioni. Alcune previsioni di detto piano urbanistico erano lesive degli interessi di Moro Gesuino, prevedendo il declassamento di alcuni terreni di proprietà da zona C (edificabile) in zona E (agricola)».
Si è aperto ieri mattina, davanti al giudice monocratico del tribunale di Nuoro, Manuela Anzani, il processo che vede Gesuino Moro, 67 anni, nato a Mamoiada ma da anni residente a Limpiddu, a processo con l’accusa di minacce aggravate e tentata estorsione nei confronti dell’allora sindaco Brundu, e di alcuni dei suoi più stretti collaboratori e funzionari del Comune. Al processo, si è costituito parte civile il presidente del consiglio comunale, Manlio Cossu: è rappresentato dall’avvocato Alberto Appeddu. Mentre l’imputato, Gesuino Moro, è difeso dall’avvocato Gianluca Bella.
Oltre che dell’accusa di minacce aggravate, dunque, a Moro viene contestata anche l’accusa di tentata estorsione. Secondo il decreto che ne ha disposto il giudizio, infatti, voleva «costringere, mediante minaccia di morte, Cossu Manlio, presidente del consiglio comunale di Budoni e Braccu Toni Salvatore, titolare della ditta individuale “Movimento terra” al pagamento della somma di 20mila euro, non riuscendo nel proprio intento a causa della reazione delle persone offese, le quali provvedevano a denunciare tempestivamente il fatto. In particolare, Moro Gesuino, inviava a ciascuna delle persone offese una lettera anonima il cui testo, scritto al computer, recita: “Da oggi viaggia con 20mila euro in tasca prima o poi verrai fermato, se ce li hai, ti salvi a vita, se no sei un uomo morto”».
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