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Oliena valorizza l’oliva nera e ambisce al marchio Dop

OLIENA. La valorizzazione della nera di Oliena passa attraverso la creazione di un marchio D.O.P. È un progetto ambizioso quello al quale il comune del centro barbaricino sta lavorando da tempo. Le...

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OLIENA. La valorizzazione della nera di Oliena passa attraverso la creazione di un marchio D.O.P. È un progetto ambizioso quello al quale il comune del centro barbaricino sta lavorando da tempo. Le potenzialità e i risvolti dell’iniziativa sono certamente piuttosto ampi e il settore coinvolto non potrà che trarne straordinari benefici ed enormi opportunità. Un dato dal quale non si può prescindere è quello dei risultati sinora ottenuti sul campo. La varietà olivicola, espressione di questa porzione di territorio delimitata e individuata, si contraddistingue e si caratterizza per la qualità e l’eccellenza. Pur essendo un’area piuttosto ridotta e così poco diffusa geograficamente, la nera di Oliena è riuscita nel breve termine a farsi riconoscere ed apprezzare nel panorama nazionale ed internazionale dei concorsi.

«Questa particolare biodioversità – spiega Fabio Fancello, tecnico di Laore – possiede proprietà organolettiche di indubbio valore, nonché un’intensità olfattiva di sicuro pregio. Un eventuale programma di tutela, allora, non potrà prescindere da una serie di inevitabili passaggi: tra gli altri, un aumento della produzione, realizzata con un incremento delle estensioni coltivate e un conseguente ringiovanimento delle piante. Accanto a questo processo, inoltre, si deve costruire una corposa azione di ricerca e studio, la quale metta in risalto i dati di riferimento fornendo, insomma, una certa credibilità al prodotto. Altra strategia vincente – prosegue Fancello – è quella della costruzione di un efficace legame tra l’olio e l’ecosistema di riferimento: la montagna, i boschi, il paesaggio naturale, abbinata a metodologie e tecniche di lavorazione, che preservino il prodotto ottenuto».

«Un’ipotesi da tenere in considerazione, per ciò che concerne l’iter di certificazione di questa specialità autoctona – sostiene, d’altra parte, Martino Muntoni dell’Agris – sarebbe quella di inserire nell’ambito della cosiddetta “D.O.P. Sardegna” anche il menzionato olio monovarietale, senza che quest’ultimo perda la sua individualità né i suoi tratti specifici». All’interno dei quali si nasconde il segreto di una coltura, che grande lustro ha ottenuto e dato finora all’economia olianese.

«Vogliamo capire quali sono i caratteri dell’eccellenza nascosti nel patrimonio genetico di una biodiversità così poco estesa, concentrata nel territorio di un unico comune, tanto da ereditarne la denominazione – commenta il vice-presidente dell’associazione nazionale Città dell’olio, Valentino Carta – Altre varianti si trovano, ad esempio, in Ogliastra o a Villacidro: pur essendo il ceppo identico, ciascuna di esse possiede, tuttavia, caratteri e differenziazioni peculiari».

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