La Nuova Sardegna

Nuoro

Santu Frantziscu riparte da s’Arbore

di Gianluca Corsi
Santu Frantziscu riparte da s’Arbore

Dopo l’ingresso nel santuario di Lula dei nuovi priori, oggi l’incontro con i novenanti nella piana di Marreri

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NUORO. «Fachie bonu biazu!», ma anche «Santu Frantziscu bos acumpanzet». Nei saluti augurali che don Totoni Cossu, parroco della chiesa di Nostra Signora del Rosario, e le centinaia di fedeli accorsi, tributano ai nuovi priori, si scorge tutta la devozione dei nuoresi per Santu Frantziscu. Ed è in un tripudio di folla e di cavalieri (quest’anno più numerosi che mai) che, domenica a mezzogiorno, si è ripetuto il rituale dei tre giri intorno alla chiesa-simbolo di Santu Predu. Un momento altamente suggestivo, ma anche indicativo del cordone ombelicale che lega indissolubilmente l’antico rione nuorese di printzipales e pastori al santuario che, in un trasfondersi di realtà e leggenda, il bandito santupredinu Francesco Tolu avrebbe fatto edificare, per grazia ricevuta, in territorio di Lula.

In quei tre giri simbolici, dove traspare il miracolo di un momento religioso di vita comunitaria nuorese, retaggio del borgo agro-pastorale sopravvissuto alle trasformazioni della modernità, si sono calati perfettamente anche i nuovi priori: Stefano Flamini e Nadia Secchi.

Bardati in velluto, visibilmente emozionato lui e decisamente più sciolta e a suo agio nella cavalcatura lei, i nuovi custodi della ricorrenza a cui i nuoresi si sentono più intimamente legati (insieme alla Madonna delle Grazie), erano preceduti dai due figli, Pietro e Maria, a cavallo di due pony. A loro, un po’ storditi ma compostissimi, consci anche loro di un’investitura che inorgoglisce, don Totoni, sul sagrato del Rosario gremito di folla, ha consegnato la teca col simulacro del santo.

Il secondo bagno di folla, per loro, dopo quello riservatogli nella loro casa, al Nuraghe, col tradizionale “cùmbidu” a base di caffè, pistoccos e amarettos, e la benedizione di don Piero Mula sul sagrato della chiesa del Sacro Cuore. A sera, intorno alle 20, l’arrivo nel santuario ai piedi del Montalbo: altra accoglienza festosa e altro momento suggestivo che si ripete nei secoli, con il passaggio delle chiavi da Bachisio Porcu, priore uscente, a Stefano Flamini. Qui il rito de “sa torradura”, scambio di doni che sancisce la continuità pacifica e rinsalda antichi legami. Oggi dopo la messa di saluto, si rinnova il banchetto de “S’Arbore”, con l’incontro fra i novenanti e la popolazione di Nuoro che va incontro al simulacro del Santo, nell’agro di Marreri, dove – all’ombra delle querce – i nuovi priori Flamini-Secchi offriranno il tradizionale pranzo. A sera, invece, è atteso il ritorno dei cavalieri verso Nuoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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