«Pecore nere, ma non c’è carbone»
Inquinamento a Ottana, i consulenti della difesa hanno presentato la loro perizia
NUORO. Udienza molto tecnica ieri mattina al processo ribattezzato delle “pecore nere” che vede imputati, in concorso tra loro, l’amministratore delegato di Ottana Energia, Paolo Clivati, e il direttore dell’impianto, Mario Tatti (entrambi difesi dagli avvocati Basilio Brodu e Marcello Mereu) a giudizio con l’accusa di aver sottoposto l’impianto a una sperimentazione non autorizzata che prevedeva l’utilizzo di una miscela di acqua e carbone, il Cwf, al posto di quello di solito utilizzato e autorizzato: l’olio combustibile chiamato Btz.
Secondo l’accusa – rappresentata dal pubblico ministero Andrea Vacca – la nube tossica che la notte del 14 aprile 2013 aveva ricoperto di una polvere nera e oleosa le greggi e i terreni era fuoriuscita dalla centrale elettrica. E sarebbe stata causata proprio dalla presunta sperimentazione. Stando però ai risultati della perizia presentata ieri mattina dai consulenti della difesa, e basata sull’analisi chimica dei reperti incombusti, è stata esclusa la presenza di Cwf e la contaminazione ambientale nell’area interessata.
«L’analisi è stata svolta su un campione – ha detto uno dei periti – bisogna capire se questo sia rappresentativo per tutto il procedimento. Anche l’Arpas non ha concluso che quelle ricadute fossero Cwf».
Per i consulenti tecnici dell’accusa, invece, in base alle indagini svolte sui campioni prelevati durante i sopralluoghi dopo l’incidente (in particolare un sasso e una pietra), ma anche all’interno dello stabilimento, quel materiale disperso nelle campagne era costituito da residui di carbone e non poteva che provenire dalla centrale di Ottana.
L’udienza è stata aggiornata a dopo l’estate.
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