Residui chimici da sparo: l’esercito avvia la bonifica
La contaminazione è stata causata da decenni di esercitazioni a S’Ena Ruggia I militari, che hanno rilevato l’anomalia, hanno gia pronto un piano d’ intervento
MACOMER. Decenni di utilizzo per le esercitazioni militari hanno lasciato tracce anche nel poligono di tiro di S’Ena Ruggia e i residui da sparo pongono oggi un problema di bonifica al quale sta mettendo mano l’esercito. Analisi chimiche eseguite sul terreno del poligono ai piedi del monte Sant’Antonio hanno rilevato la presenza oltre i livelli consentiti di sostanze prodotte nel corso delle esercitazioni di tiro con armi individuali andate avanti nei decenni dopo la chiusura del vecchio poligono lungo la strada provinciale per San Leonardo e il trasferimento dell’attività addestrativa a S’Ena Ruggia. Anni di utilizzo, anche se non continuativo come potrebbe essere nel Salto di Quirra e a Capo Teulada, hanno sedimentato residui da sparo il cui accumulo impone un intervento di bonifica. Il 5° Reggimento Genio Guastatori, che utilizza il poligono per le esercitazioni di tiro, ha subito informato il Comune della presenza al suolo di sostanze oltre il limite di legge. «Con molta lealtà il comandante ci ha comunicato ed evidenziato il dato fuori norma – dice il sindaco Antonio Succu –. L’esercito sta predisponendo un piano di intervento dettagliato per procedere in tempi molto rapidi alle bonifiche necessarie. Studio e analisi sono in fase avanzata. Entro l’estate si faranno le bonifiche per riportare i parametri nei limiti». Nel mese di settembre dell’anno scorso non mancò di suscitare polemiche il ritrovamento nell’area del poligono di materiale inerte residuo di esercitazioni col lancio di bombe a mano Srcm (sta per Società romana costruzioni meccaniche) e OD 82 (una specie di granata), praticamente gli involucri delle bombe da esercitazione esplose durante l’attività. Il deputato Michele Piras presentò un’interrogazione al ministro della Difesa Roberta Pinotti. Dopo che si diffuse la notizia, il materiale fu subito rimosso dal personale del 5° Reggimento che ripristinò lo stato del luogo. Delle analisi sul suolo del poligono aveva dato notizia il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi rispondendo all’interrogazione di Michele Piras. Il vice ministro spiegò che 6 ottobre del 2015, personale specializzato delle Forze Armate eseguì una serie di rilevazioni «di determinati parametri chimici e fisici della matrice suolo presso i luoghi del ritrovamento, nell’ambito della programmazione annuale delle attività di monitoraggio ambientale chimico, biologico, radiologico e nucleare, al fine di escludere con certezza la presenza di qualsiasi elemento di rischio per l’incolumità della popolazione e del personale militare che opera presso il poligono». Da quello e da altri esami risultò la presenza fuori norma di sostanze prodotte durante le attività. (t.g.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google