La Nuova Sardegna

Nuoro

Dolore e tumore: ecco le nuove terapie per aiutare i malati

di Francesco Cabras

Il centro di psiconcologia dell’Asl è un’ eccellenza regionale La sessuologa Alessandra Graziottin collabora al progetto

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NUORO. Cosa fare per alleviare la sofferenza e il dolore più grave, come quello causato dalle patologie oncologiche, con terapie adeguate, nel rispetto della dignità della persona e delle differenze fra uomo e donna? Di questo si è discusso ieri a Nuoro nel corso del convegno “Il dolore della donna. Perché il dolore non diventi sofferenza umana”, promosso dalla Fondazione Taccia per la ricerca sul cancro di Rimini, in collaborazione con la Società italiana di Psiconcologia (Sipo), la Fondazione Alessandra Graziottin, la Fidapa e l'associazione Mai Più Sole. Dopo le relazioni di Alessandra Graziottin (direttore del centro Ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano), Salvatore Salis (direttore di Terapia antalgica e cure palliative Asl, responsabile Hospice di Nuoro e coordinatore regionale della commissione Cure palliative), e Caterina Useli (dirigente medico di Ginecologia e Ostetricia dell'ospedale San Francesco), la giornata è stata occasione per presentare i primi risultati della ricerca sulla “diversa percezione del dolore per età e per genere”, a cui nel 2012 ha aderito l'Asl nuorese grazie all'istituzione di una borsa di studio della Fondazione Taccia. Studio portato avanti dal centro di Psiconcologia dell'ospedale Zonchello, a cura delle psiconcologhe Nadia Brusasca (direttrice del Centro e coordinatrice regionale della Sipo) e Michelina Fois. «Ad oggi – sottolinea Nadia Brusasca – la ricerca risulta l'unica in Sardegna, e una fra le poche a livello nazionale, ad occuparsi di tale tematica. Questo rappresenta un piccolo primo passo per incrementare il campione da cui siamo partiti, finora di 40 pazienti, ma si sta proseguendo». Il campione non è omogeneo per tipologia di tumore, età e genere ma rappresenta un importante spunto su cui riflettere, concentrandoci sulla localizzazione del dolore, sulle reazioni emotive e comportamentali, sulle aspettative dei pazienti rispetto a ciò e sulla personale descrizione del dolore. Ad esempio emerge che entrambi i sessi definiscono il dolore come “insopportabile”, mentre solo la donna definisce il dolore come “è una brutta compagnia da cui non puoi allontanarti”. L'uomo definisce il dolore percepito come “una pugnalata che non posso gestire né controllare”, come “impotenza”, mentre la donna lo definisce come “una violenza, una condanna”. «Dalla ricerca – spiega Nadia Brusasca – emerge che il 38,4 per cento degli uomini e il 42,8 per cento delle donne, riferisce di nutrire la speranza che il dolore passi, che le terapie producano gli effetti desiderati e che ciò accada quanto prima possibile. Per questa ragione, la ricerca vuole essere un contributo conoscitivo rispetto alla dimensione soggettiva del dolore, affinché dall'esplorazione diagnostica e conoscitiva sulla percezione del dolore fisico, si possa arrivare a definire in maniera precisa e dettagliata quanto dolore la persona sente e di quanta terapia ha bisogno. Per auspicare così la giusta cura e non più un sovra e sotto stimato dosaggio, lasciando la persona in balia del dolore non trattato. Questa è dignità umana – conclude la presidente regionale della Sipo – , soprattutto nel fine vita". All'incontro, coordinato dalla giornalista Carmina Conte, hanno partecipato l'assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, e il commissario straordinario della Asl 3, Mario Palermo, Albachiara Bergamini (Fondazione Taccia), Annamaria Vedele (presidente Fidapa Nuoro), Silvia Trois (Presidente Fidapa Sardegna).

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