IDEA MOTORE, DOPO I FALLIMENTI C’È LA SPERANZA DI UN RILANCIO
di PIER LUIGI PIREDDA Un’azienda e due fallimenti: in mezzo un’ottantina di lavoratori sballottati qua e là da promesse non mantenute, cocenti delusioni e speranze. L’azienda si chiamava Idea Motore,...
di PIER LUIGI PIREDDA
Un’azienda e due fallimenti: in mezzo un’ottantina di lavoratori sballottati qua e là da promesse non mantenute, cocenti delusioni e speranze. L’azienda si chiamava Idea Motore, produceva motori elettrici per lavatrici ed era un’eccellenza nel territorio. Un capannone bellissimo a Pratosardo e il sogno di un’industria alle porte della città. Poi, è arrivata la crisi, il “motore” dell'Idea è andato fuorigiri e la situazione è precipitata. Risollevata all’improvviso con un artifizio finanziario e la trasformazione in una nuova azienda: Am Italia. Ripartenza con tante speranze fino al crollo, che si è trascinato dietro anche i lavoratori. E da quale momento, spazio alla burocrazia con le pratiche per il fallimento e la suddivisione in due tronconi: da una parte i macchinari e dall’altra il bellissimo capannone. Mesi di silenzio e di trattative sotterranee, ma tenendo stranamente e misteriosamente all’oscuro di tutto uno degli interlocutori principali, forse il più importante: l’assessorato regionale all’Industria. E così si è arrivati al momento fatidico dell’asta dei macchinari. Un’asta forse sottovalutata e poco pubblicizzata, ma che non è sfuggita agli attentissimi dirigenti giapponesi del colosso Sole Nidec, leader nel settore dei motori elettrici, che si sono accaparrati le attrezzature e hanno subito annunciato di volerle portare in Romania dove la manodopera e i costi sono molto inferiori. Inutili le trattative, i giapponesi sono rimasti irremovibili. Sembrava tutto finito. Poi, un altro colpo di scena: ad aggiudicarsi l’asta per l’acquisto del capannone è una società che fa riferimento alla figlia del fondatore di Idea Motore, che ha manifestato l’intenzione di far ripartire l’azienda. Come, se i macchinari saranno portati via dai giapponesi? «Confidiamo nella Regione, se ci farà le stesse proposte che i giapponesi hanno rifiutato, noi siamo pronti a ripartire». I lavoratori e Nuoro ci sperano. Sarebbe il primo passo fuori dalla crisi.
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