Prevosto: «Così il mio Pd fa la guerra al sindaco»
Enti locali e nomine, duro attacco ai vertici nuoresi del Partito democratico «La giunta Soddu fa bene a non piegarsi ai diktat che partono dalla Regione»
NUORO. «L’azione politica del Pd, provinciale e cittadino, consiste in una guerra senza quartiere alla giunta Soddu, dimenticandosi che la stragrande maggioranza degli elettori del Pd ha votato Soddu pur di cambiare la nostra classe dirigente, bocciando in modo netto gli ultimi 10 anni di gestione del Comune e della Provincia». Parole pesantissime, quelle di Carlo Prevosto. «L’unica reazione di merito del mio partito – aggiunge l’esponente ribelle del Partito democratico nuorese – è stata la riforma degli enti locali, che ha portato la Regione a sostituire la Provincia nel ruolo di azionista nel capitale sociale degli enti culturali nuoresi».
Classe 1963, imprenditore, nuorese, l’uomo più votato in assoluto nel centrosinistra alle ultime Regionali, 16 febbraio 2014, piddino che fino all’ultimo ha chiesto le primarie per la scelta del candidato sindaco alle amministrative di un anno fa, Prevosto insiste: «Vantaggi pratici nessuno, né al territorio né agli stessi enti culturali (infatti la Regione mette sempre gli stessi soldi, così come continua a fare per la biblioteca di Oristano o quella di Iglesias). Molti vantaggi per il Pd locale che, pur avendo perso le elezioni, può continuare a nominare gli organismi dirigenti. Questo è l’unico motivo per cui la Regione, è entrata nel capitale degli enti, ed è comprensibile che la giunta Soddu, pur con qualche errore, rivendichi il merito di non piegarsi ai recentissimi diktat della stessa, ispirati, in modo neanche tanto velato, da qualche consigliere regionale». «Sia chiaro – precisa a chiare lettere Carlo Prevosto – che la Regione ha il diritto dovere di concorrere alla definizione degli assetti istituzionali del territorio considerato, insieme agli enti locali, ma è altrettanto vero che non può imporre diktat o minacciare tagli ai finanziamenti qualora gli enti locali non siano d’accordo».
Un vero e proprio j’accuse contro i dirigenti nuoresi del “suo” Pd. Partito democratico: che «per quanto malandato e pieno di difetti, rimane oggi l’ultimo partito ancora in piedi, dove esistono uno statuto e delle procedure trasparenti che ne regolano la vita democratica e dove chi dissente sta all’opposizione, difende le sue idee, fa la sua battaglia politica cercando e creando i consensi per diventare futura maggioranza. Sino a quando reggeranno queste condizioni io starò dentro il Pd».
Ecco perché Prevosto non getta la spugna né lascia i suoi compagni in strada.
Anche se qualche sassolino se lo toglie comunque: «Parto dalla sconfitta alle amministrative, che ha generato le sole dimissioni di Antonio Arghittu e portato alla segreteria Daniela Forma, sulla scia di una ritrovata unità di intenti tra le due aree che esprimono i consiglieri regionali del Pd e che controllano in modo ferreo tutti gli organismi di partito. Le aree politiche degli altri quattro candidati alle regionali (più o meno il 50% dei voti presi) sono fuori dalla gestione dello stesso. Ad ulteriore conferma – chiude infine Carlo Prevosto –, segnalo che due candidati del Pd alle regionali non hanno rinnovato la tessera e questo, per molti dentro il Pd, è una buona notizia». (l.p.)
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