Caserma fantasma a Pratosardo: il Pd chiede chiarezza
Ancora nessuna risposta dal ministero della Difesa Gli edifici sono ultimati da tempo ma restano inutilizzati
NUORO. Gli edifici della caserma a Pratosardo sono completati in tutte le loro parti, ma di soldati non si sente neppure l’eco in lontananza. Tanto che a ogni soffiar di vento torna il dubbio amletico se quelle palazzine saranno un presidio militare o qualche cosa di diverso, a iniziare da un centro di accoglienza per gli immigrati, com’è stato detto nei mesi scorsi. La posta in gioco (250 militari, molti con famiglia) è considerata elevata da non consentire si possa vivere nel dubbio. Oggi lo ricorda Tore Sulas, capogruppo del Pd (Partito democratico) in Consiglio comunale con un’interrogazione al sindaco Andrea Soddu e alla sua giunta. Il consigliere di opposizione punta il dito contro le mancate risposte di cui si è reso responsabile il ministero della Difesa, a cui spetta la parola decisiva sull’apertura della caserma. Il concetto per rappresentare la situazione, da parte di Sulas: «Siamo di fronte alla stucchevole indifferenza proveniente da Roma».
Per poi aggiungere: «Sulla vicenda non c’è la necessaria chiarezza e manca da parte del ministero quella presa di posizione affinché si sappia quali sono le vere intenzioni sul progetto». L’iniziativa è nata nel 1998 con la firma dell’accordo di programma tra comune e ministero della Difesa, rappresentato nell’isola dal Comando della regione militare. Un patto con cui il comune cedeva all’Esercito l’area di Pratosardo, prossima alla vecchia stazione del treno. In cambio per la città la cessione del complesso dell’ex Artiglieria, di viale Sardegna, affinché diventasse il campus dell’università. Tutti d’accordo e contenti e un intervento all’apparenza in grado di andare liscio, senza ostacoli. I primi timori nei ritardi dei lavori, oltre che nell’opposizione al progetto da alcune forze indipendentiste, convinte di essere di fronte ad un’altra forma di colonialismo statale tra le terre della Barbagia. L’anno in corso è invece quello dell’incertezza sulla destinazione.
A gennaio il primo campanello di allarme. Tanto che il sindaco Soddu ha incontrato a Cagliari il sottosegretario della Difesa, Domenico Rossi. Sul faccia a faccia, tre giorni dopo le comunicazioni in Consiglio: «L’esponente del governo ha garantito che non c’è nessun atto ufficiale riguardo a un cambio di destinazione del complesso, con l’accoglienza dei rifugiati al posto dei militari».
Una certezza seguita però da un’altra incognita, sempre comunicata da Soddu: «L’effettivo arrivo dei soldati e l’apertura della caserma sono parte della trattativa più ampia sulla revisione della presenza militare in Sardegna. Ogni cosa passa nell’asse tra ministero e Regione». Il municipio dunque fuori dai giochi, almeno nel momento decisionale, e collocato in posizione di attesa. Ruolo che il capogruppo Pd Tore Sulas non gradisce. Chiede all’amministrazione Soddu un dibattito sulla vicenda in Consiglio comunale e un documento unitario nel quale «si dia voce agli impegni assunti, che sono parte delle aspettative della città per il proprio futuro».
Le attese messe in rilievo dal consigliere di opposizione sono prima di tutto economiche: «Già nell’accordo di programma del ’98 si sottolineava il fattore dell’indotto per il tessuto socio-economico che avrebbe garantito la presenza in città di 250 commilitoni. Un elemento oggi ancora di maggiore rilievo in un territorio che ha perso in questi anni presidi statali e attività di impresa».
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