La Nuova Sardegna

Nuoro

Usula: «Un hub sanitario nella Sardegna centrale»

di Pier Luigi Piredda
Usula: «Un hub sanitario nella Sardegna centrale»

Il consigliere regionale dei Rossomori sottolinea la specificità del territorio «Favorevoli all’Azienda unica, ma senza imposizioni e discutendo le criticità»

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NUORO. «È sbagliato non vedere Nuoro come Hub sanitario della Sardegna centrale e non si parli di numeri per giustificare il declassamento a struttura ospedaliera di primo livello. Ci sono specialità di eccellenza e bisogna creare le condizioni per confermare quanto c’è di buono e funziona». Emilio Usula, consigliere regionale eletto nel Nuorese nella lista dei Rossomori, componente della Commissione sanità, ma soprattutto esperto medico, conosce bene la sanità in un territorio nel quale ha lavorato per oltre 35 anni. «Siamo in maggioranza e continueremo a comportarci in maniera leale – si è affrettato a spiegare, per evitare malintesi e polemiche –, non è nostra intenzione seminare ostacoli lungo il difficile percorso della riforma della sanità sarda, ma le scelte devono essere discusse e condivise, non devono arrivare dall’alto e imposte con toni perentori. Per quanto riguarda Nuoro, l’Asl ha parametri virtuosi relativamente ai posti letto e al loro utilizzo e le prestazioni sono di livello elevato. Intorno a un’eccellenza – ha sottolineato il consigliere regionale – e a Nuoro ce ne più di una, ne possono crescere altre. Vogliamo perdere queste professionalità sminuendo i professionisti che hanno contribuito a farle diventare tali? Ribadisco la nostra lealtà alla maggioranza – ha aggiunto con un sorriso – ma non per questo non combatteremo per fare a Nuoro l’hub della Sardegna centrale. Perché i due hub previsti, a Cagliari e Sassari, non possono soddisfare le richieste di tutti gli utenti sardi e in particolare di quelli dei nostri territori, dei quali non bisogna mai dimenticare la peculiarità».

Messa in chiaro la sua posizione sulla sanità nuorese, il medico consigliere ha poi affrontato l’argomento più scottante, sul quale oggi comincerà la discussione in Consiglio regionale: l’Asur, sarebbe a dire la costituenda Azienda Sanitaria Unica Regionale.

«A dicembre ne abbiamo votato l’adozione e non torneremo certamente indietro – ha spiegato Usula –, ma la proposta della giunta è arrivata solo da pochi giorni e con pochissimo tempo per esaminarla. Soprattutto – ha sottolineato il componente della Sesta commissione – con toni troppo perentori, visto che ci è stato detto che: “Non accetteremo stravolgimenti”. Va bene, ma vogliamo almeno discuterne? Non vogliamo ostacolare il lavoro della giunta, ma sono necessari parametri precisi e siamo pronti a portare emendamenti migliorativi che a nostro parere sono necessari – ha continuato l’esponente dei Rossomori –. Non vogliamo correre il rischio che si passi da 11 repubbliche indipendenti, quali sono le Asl adesso, a un unico Impero. Non credo che l’Asur sia la panacea per tutti i mali, anche se non sono contrario, ma occorrono delimitazioni ben precise. Nella proposta che ci è stata sottoposta con toni perentori mancano le norme e non è spiegato come sarà il passaggio da 11 a una. Ci sono criticità fin troppo evidenti. Siamo d’accordo che bisogna mettere mano alle sacche di inefficienza – ha insistito – ma credo che sia pericolosissimo passare da 11 sacche di clientela a una sola più grande. L’accentramento può anche fare disastri, se non ci saranno norme precise e strumenti chiari. Manca una definizione chiara sul sistema di controllo del futuro direttore generale dell’Asur e la tempistica sulla valutazione del suo operato. Ecco –ha sottolineato Emilio Usula – quando parlo di tempi troppo stretti, intendo che un preciso modello di controllo, per il quale occorrerà uno studio, non può essere fatto in pochi giorni. E poi, non sempre da questi accorpamenti sono stati evidenziati grandi risparmi ed efficenza».

L’ultimo passaggio sull’Asur, Usula lo dedica al suo territorio: «E il futuro atto aziendale unico prevederà le istanze relative alla specificità delle zone interne? Giusto che si pensi a un miglior utilizzo delle risorse, ma i risparmi dovranno essere investiti per offrire al cittadino una migliore qualità dei servizi e non per altro».

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