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Confindustria: spariti 33 milioni di euro

Confindustria: spariti 33 milioni di euro

L’appello del presidente Bornioli a Pigliaru: «La Regione deve rimettere in campo i Piani di sviluppo locale»

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NUORO. «Che fine hanno fatto i 33 milioni di euro previsti dai piani di sviluppo locale del 2009 per la Sardegna centrale? Quei soldi avrebbero dovuto rilanciare l’economia del Nuorese e invece gli imprenditori non hanno visto un euro di quei finanziamenti. Il risultato è che l’economia si è avvitata ancora di più in una spirale negativa». Il presidente della Confindustria della Sardegna centrale, Roberto Bornioli, lancia un appello alla Regione. E, in una lettera indirizzata al presidente Francesco Pigliaru, chiede «un aiuto concreto per il Nuorese».

In particolare Bornioli vuol sapere che fine hanno fatto gli interventi promessi dalle giunte regionali che si sono succedute negli anni. «Caro Presidente – scrive Bornioli a Pigliaru – chiedo un tuo intervento in merito ai Piani di filiera e di sviluppo locale previsti per la Sardegna centrale dalla legge regionale del 2009 e mai concretizzatisi». Bornioli ricorda che la giunta regionale di Ugo Cappellacci, con una delibera del 31 luglio 2012, aveva assegnato 50 milioni di euro a 50 comuni delle aree di crisi del Nuorese. «Le risorse erano destinate a interventi in infrastrutture, formazione e azioni di contesto e a sostegno degli investimenti aziendali in settori strategici quali l'agroalimentare, il turismo e il manifatturiero. Di questi 50 milioni di euro, di almeno 33 milioni non se ne ha più traccia nonostante gli impegni presi in più occasioni dalla Regione e benché l'intero territorio per ben due anni sia stato impegnato ai massimi livelli istituzionali in un importante lavoro di progettazione dal basso che ha coinvolto - in innumerevoli incontri - le principali forze politiche, istituzionali, economiche e sociali, tra cui la Provincia, i Comuni, le associazioni di categoria, i Sindacati». I 33milioni di euro sembrano essersi volatilizzati. «Non esiste alcun atto ufficiale da parte della Regione che certifichi il venir meno di questi 33 milioni di euro, che chiediamo dunque di destinare a interventi concreti di sviluppo per il nostro territorio. Tutto ciò anche considerato che i 50 milioni di euro che la Giunta regionale dovrebbe destinare al Piano di rilancio del Nuorese, in itinere da ben 18 mesi, sono assolutamente insufficienti per ciò che era nato come un intervento straordinario finalizzato a rilanciare l'economia in una provincia ancora in grave crisi». Bornioli ricorda a Pigliaru che con questa partita c’è «in gioco la credibilità dell'intera istituzione regionale». E ricorda con amarezza «le decine e decine di riunioni fatte in questi anni con la Regione che si è impegnata pubblicamente nel corso di conferenze stampa, di incontri con gli imprenditori, e vertici in assessorato a far fronte con le risorse per le aree di crisi alle difficoltà ancora forti nel Nuorese».

L'auspicio del presidente di Confindustria «è che a venir penalizzate non siano, come spesso accade, la Sardegna centrale e le sue zone interne anche perché non è la prima volta che le risorse destinate a questo territorio svaniscono nel nulla senza che gli interventi siano attuati». «Se confermato – prosegue– il venir meno dei 33 milioni di euro sarebbe un fatto politicamente molto grave e ritengo che il Nuorese abbia diritto di sapere che fine abbiano fatto queste risorse e se, quando e come saranno impiegate. Tutto ciò anche per evitare che i nuovi fondi che dovrebbero essere assegnati al Nuorese con il Piano di rilancio finiscano per sembrare una riprogrammazione di risorse già stanziate quattro anni fa e mai giunte a destinazione».

Bornioli chiede infine a Pigliaru di sbloccare al più presto i progetti di investimento ammessi a contributo con il bando PIA del 2013 per un finanziamento di 7,9 milioni di euro. «Queste risorse non sono ancora state erogate. La maggior parte delle aziende vincitrici dei bandi, a oggi, a fronte dell'investimento fatto, non ha ancora ricevuto l'erogazione del contributo o, peggio ancora, non sa ancora quale sarà l'esito dell'istruttoria».

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