«Sono povero ma onesto» Così restituisce 90 euro
Venditore ambulante senegalese trova un portafoglio e lo porta ai carabinieri Ha 36 anni, da 12 vive in città: «Tenermi quei soldi sarebbe stato come rubare»
NUORO. Non gli avrebbero cambiato l’esistenza, ma di certo quei novanta euro all’interno nel portafoglio che ha trovato per strada gli avrebbero fatto comodo. Una cifra che per lui equivale al lavoro di una settimana. Invece, Kandji Cheikh Seye, venditore ambulante senegalese di 36 anni residente da 12 in città, non ci ha pensato neanche un attimo a intascarseli e dopo pochi minuti dal ritrovamento si trovava già nella caserma dei carabinieri, ai quali ha consegnato tutto perché rintracciassero il legittimo proprietario. Che, per la cronaca, è l’avvocato nuorese Paolo Tuffu. «Sono povero ma onesto». Kandji spiega così il suo gesto, meravigliato della tanta risonanza mediatica che ha avuto e dagli innumerevoli complimenti e strette di mano ricevuti. E ancor più stupito si mostra quando gli si fa notare che in pochi al suo posto avrebbero fatto lo stesso, anche non trovandosi in ristrettezze economiche. «Per me è stato un gesto normale – afferma senza esitare –, non spendo soldi di altri, soldi che non ho guadagnato con il mio lavoro. Per quanto mi riguarda, sarebbe stato come rubare». Quello che ha pensato ieri mattina, quando alle 9.30, mentre stava percorrendo la centrale piazza Mameli nel suo giro giornaliero nelle strade della città per vendere la sua merce, ha notato un portafoglio sul marciapiede. «Appena l’ho raccolto – racconta –, ho visto che conteneva denaro e tanti documenti e ho deciso immediatamente di andare nella caserma dei carabinieri per consegnarlo». I militari, anch’essi piacevolmente sorpresi quando ha spiegato loro il motivo della visita, hanno rintracciato il proprietario che si è recato subito nella stazione dell’Arma, dove gli è stato riconsegnato quanto smarrito e dove, soprattutto, ha potuto ringraziare di persona Kendji per l’onestà e il senso civico dimostrati con il suo atto. Che, al di là dei soldi recuperati, gli ha risparmiato diversi grattacapi, considerato che il portafoglio custodiva importanti documenti come carte di credito e il badge per l’ingresso diretto in tribunale. «Penso di aver fatto la cosa giusta», ripete Kendji, che aveva 24 anni quando ha lasciato Diuorbel, la città natale dove ancora vive la sua famiglia composta da venti persone, alla quale un giorno spera di ricongiungersi. Anche lì tirava a campare facendo il venditore ambulante, fino a che ha potuto, fino a quando non ci sono state più le condizioni per poter solo sopravvivere. Così, nel 2004 ha preso la decisione di fare come migliaia di suoi connazionali prima di lui: emigrare in Europa, in cerca di un minimo di benessere.
In una “terra promessa” che alla fine non si è rivelata tale, anche se il 36enne, come dice lui stesso, non aspirava ad altro che vivere dignitosamente. E all’inizio gli riesce. «Sono arrivato subito qui a Nuoro – dice - e ho continuato a fare quello che facevo in Senegal, il venditore ambulante. All’inizio non stavo male – racconta Kendji -, riuscivo a guadagnare abbastanza per vivere. Ma da quattro anni a questa parte, la crisi si fa sentire, la gente non ha soldi e non si vende più come prima». Non abbastanza per pagare il monolocale che divide con un altro giovane senegalese e affrontare le spese per pagare pasti e bollette. «Mi piacerebbe trovare un lavoro che mi garantisca un’entrata sicura», spiega, aggiungendo che sarebbe disposto a svolgere qualsiasi mansione gli venisse offerta. Ha sempre fatto il venditore ambulante e il suo curriculum non è ricco, ma una cosa è certa: tra i suoi requisiti ci sono la dignità e l’onestà. E al giorno d’oggi non è cosa da poco.
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