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Il Consiglio favorevole all’accordo sui migranti

Il Consiglio favorevole all’accordo sui migranti

Macomer apre le porte ma respinge l’ipotesi di soluzioni calate dall’alto Approvato un documento di adesione all’iniziativa dell’Unione dei Comuni

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MACOMER. Macomer apre le porte ai migranti, ma respinge l’ipotesi di soluzioni calate dall’alto (come l’utilizzo dell’ex carcere risultato poi impraticabile) per puntare su un’accoglienza diffusa e gestita, che però necessita di risorse. Del problema dei profughi ha discusso martedì il consiglio comunale, che al termine della seduta ha approvato all’unanimità un documento nel quale si aderisce all’iniziativa dell’Unione dei Comuni del Marghine per la firma di un protocollo con la prefettura e il coinvolgimento della cooperazione locale. Già dal giorno prima l’Unione dei Comuni aveva discusso dell’argomento e aveva deciso di portarlo all’attenzione dei singoli consigli comunali della zona. Il primo scoglio da superare è quello del consenso delle comunità amministrate dai sindaci fra le quali non è difficile riscontrare atteggiamenti xenofobi, quando non sono razzisti, con reazioni “di pancia” che poi emergono nel dibattito dei social network. Il consiglio comunale ha discusso anche di questo e tutti hanno condannato quelle che il sindaco, Antonio Succu, ha definito «pratiche manipolatorie dell’opinione pubblica fondate sulla paura e non sulla ragione». In apertura di dibattito il sindaco ha spiegato che i flussi di quanti richiedono asilo «non rappresentano ormai un fatto sporadico e occasionale ma, come da opinione dei più e soprattutto degli esperti, sono da considerare come “movimenti strutturali” che richiedono un impegno di tutti i livelli istituzionali, compresi i comuni come il nostro o le unioni dei comuni». Da qui la necessità di aprire all’accoglienza basata su «chiari concetti di solidarietà umana, di generosità, ma anche di gestione efficiente del fenomeno migratorio». In poche parole, no a strutture collettive di accoglienza che diventano lager, ma accettare e ricevere il profugo che scappa da guerre e persecuzioni gestendo il fenomeno attraverso servizi che oggi non ci sono e dei quali si deve fare carico lo Stato in modo da consentire una reale integrazione. Nel dibattito sono intervenuti Gian Franco Congiu, Federico Castori, Marco Manus, Sergio Masia (ha richiamato l’attenzione dell’impegno del volontariato su questo fronte ricordando che a Macomer operano 26 associazioni), Fabio Masala, Giovanni Puggioni, Rossana Ledda, Rita Atzori, Tiziana Atzori, Giuseppe Ledda (è intervenuto richiamando l’attenzione sul fatto che lo Stato chiude i servizi ma chiede ai cittadini di farsi carico di un problema che dovrebbe gestire in prima persona), Giuseppe Pirisi e Anna Paola Sechi. Tutti hanno sostenuto la necessità di non arrivare impreparati all’emergenza che potrebbe essere alle porte. Una particolare attenzione sarà dedicata ai minori stranieri non accompagnati. (t.g.t.)

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