Odissea per un lavoro Istat mai pagato dal Comune
La denuncia di una rilevatrice ancora in attesa dei compensi dovuti dal 2011 «Ho maturato 18mila euro ma finora ho ricevuto solo l’acconto di un terzo»
NUORO. Rilevatori ancora in attesa di compensi e il conto finale ancora da definire, nonostante la scadenza dell’Istat del dicembre 2012. Succede nel Comune capoluogo, che tra l’ottobre 2011 e l’aprile dell’anno successivo ha avviato e chiuso il censimento (decennale) della popolazione su mandato dell’istituto nazionale di statistica. La denuncia delle irregolarità arriva da una delle addette alla rilevazione dei dati dei residenti, Annamaria Napoli, 50 anni, di origini partenopee. «Secondo i parametri stabiliti dal’Istat e confermati dal Comune ho maturato compensi per 18mila euro. Ma per il momento ho ricevuto solo un acconto di un terzo, nel 2013».
Ha già provato a farsi riconoscere il credito con una conciliazione nell’ufficio del lavoro. I prossimi gradini che salirà sono quelli del tribunale. Un’attesa snervante per la signora, che da anni risiede in città. Peggiorata, dice, dopo le notizie delle ultime settimane: «Un assessore mi ha fatto capire che ora anche volendo chiudere i conti non ci sono i fondi, stornati in altre direzioni». I quattrini di cui parla la signora Napoli sono i 120mila euro messi a disposizione dall’Istat, dei quali sinora sono stati pagati 30mila euro, a vantaggio dei rilevatori esterni. Mentre sono rimasti a secco responsabili dell’ufficio statistica, impiegati trasferiti “pro tempore” a operare per il censimento. Tanti alla fine soddisfatti e altrettanti però delusi, soprattutto tra chi ha avuto i compiti di maggior responsabilità e non ha lesinato ore di straordinario. Tra i compiti, oltre alla rilevazione esterna nelle case, il caricamento dei dati e il computo finale per chiudere l’intera pratica, con i numeri della popolazione e altri dati annessi ai primi. La quantità di ore e insieme la perizia nel leggere e memorizzare sul computer avevano (e hanno un valore) che Annamaria Napoli rivendica. Le sue ragioni specifiche: «La mia era ed è stata una figura di mezzo tra il semplice rilevatore e l’operatore, qual è l’impiegato dell’ente, con compiti anche si verifica e assemblaggio dei dati. Sui compensi, per la verità non c’è stato un accordo scritto, ma tutto era comunque rilevabile dalle tabelle Istat, che valutava e distingueva in termini di retribuzione i differenti tipi di operazioni. Attività ancora oggi verificabile». La vicenda è stata portata all’attenzione degli ultimi sindaci, Alessandro Bianchi e Andrea Soddu, che hanno demandato la definizione della questione alla dirigenza. Anche in questo caso non senza nuovi ostacoli, in considerazione che l’ufficio di statistica negli ultimi anni ha viaggiato dalle Attività produttive e chiuso il giro agli Affari generali. A questi ultimi dirigenti (oltre che all’amministrazione) Annamaria Napoli chiede la soluzione e soprattutto i soldi del suo lavoro. Prima di delegare ogni tutela al suo legale.
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