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Giovane davanti al giudice per un tentato incendio

NUORO. Si è tenuto davanti al giudice monocratico Anzani, il processo per il tentato incendio dell’azienda agricola di un imprenditore di Orune, Pietro Moni. Sul banco degli imputati un compaesano...

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NUORO. Si è tenuto davanti al giudice monocratico Anzani, il processo per il tentato incendio dell’azienda agricola di un imprenditore di Orune, Pietro Moni. Sul banco degli imputati un compaesano del giovane, Vittorio Mangia (difeso dall’avvocato Pietro Soddu), Raimondo Lai di Onanì, deceduto però una settimana fa in un incidente stradale alle porte di Galtellì (per il quale il reato si è estinto), e la moglie di quest’ultimo (assistita dall’avvocato Oliviero Denti) accusata di simulazione di reato per aver denunciato il furto della moto del marito. Secondo l’accusa, infatti, Mangia e Lai, a bordo della due ruote avevano raggiunto l’azienda di Moni e poi cercato di incendiarla. Sarebbero però stati disturbati dall’imprenditore che per caso si era recato in campagna. A provarlo l’impianto di videosorveglianza che aveva ripreso i movimenti di due individui intenti ad organizzare l’attentato. Ieri Moni, sentito in aula, ha detto di aver riconosciuto dalla corporatura il suo compaesano. Ma per la difesa dell’imputato le due persone che compaiono nei video, avendo il volto coperto sono irriconoscibili. Anche l’esame del test del Dna sui caschi trovati sul luogo del reato per l’orunese aveva dato esito negativo. Prossima udienza il 29 settembre. (k.s.)

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