Il sindaco: «Peste suina, mettetevi in regola»
Oniferi, appello di Stefania Piras per combattere l’estensione dell’epidemia «Senza la collaborazione degli allevatori ogni forma di intervento è inutile»
ONIFERI. «Per combattere la peste suina africana nelle nostre campagne occorre la collaborazione degli allevatori, senza la quale è unitile qualsiasi forma di intervento, anche quella più drastica, quale l'abbattimento dei capi nei casi di totale illegalità. Rivolgo un appello a chi alleva suini allo stato brado affinché regolarizzi la posizione degli animali per evitare così non solo il diffondesi dell’epidemia, ma anche per garantire la sicurezza alimentare dei consumatori e, in primo luogo, di se stessi e delle proprie famiglie, per evitare la sanzioni previste dalle norme regionali e, infine, per tutelare la nostra economia rurale che si basa sull’allevamento nelle campagne». Stefania Piras, sindaco di Oniferi, nell’arco di 48 ore, ha firmato ben tre ordinanze dovute al diffondersi della peste suina: le prime due riguardavano il sequestro di un allevamento sito in località “Badu Ozastru” e la distruzione di una carcassa suina infetta, mentre la terza, emessa l'altro ieri, ha riguardato l’abbattimento sul posto di un capo infetto. Analoghi provvedimenti sono stati emessi dal sindaco di Sarule e dal commissario straordinario di Orani. Un atto dovuto. Un lavoro ingrato e spesso non facile che può alimentare reazioni e polemiche. «In questi casi – sottolinea Stefania Piras – siamo costretti a sequestrare l'allevamento o a ordinare l’abbattimento e lo smaltimento dei capi per evitare contagi e fare rispettare le regole». Che sono molto severe. Come, del resto le sanzioni previste dalla normativa regionale che vanno fino alla distruzione dell’allevamento da parte della task force regionale come accaduto di recente a Desulo. «Il problema principale – osserva il sindaco – è che spesso gli animali vengono abbandonati allo stato brado nella più totale violazione delle regole nazionali e comunitarie. Occorre evitare questo tipo di allevamento e mettersi in regola dichiarando la proprietà e soprattutto evitando il contagio con i cinghiali». Secondo i veterinari sono proprio i cinghiali, portatori sani della malattia, a veicolare la peste suina e a fare ripartire i focolai. Le norme prevedono che gli allevamenti, anche allo stato semi brado, abbiano uno spazio sufficiente con doppie recinzioni alte almeno 1,5 metri così da impedire il contatto con i cinghiali o animali infetti. Le altre cose da fare gli allevatori le conoscono: igiene e pulizia dei box e regole del buon allevatore. Senza trascurare il durissimo e impegnativo lavoro dei veterinari che pur tra mille difficoltà vigilano in tutti gli allevamenti del territorio per cercare di arginare il contagio.
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