Sì all’Asl unica regionale Più attenzione ai territori
Il Centro democratico Sardegna chiama a raccolta il mondo politico isolano «Equilibrio assistenziale con l’azienda ospedaliera San Francesco-Zonchello»
NUORO. Riforma sanitaria sì, ma prodotto di una scelta ragionata e il più condivisa possibile. Partono da questo presupposto le proposte del Centro democratico Sardegna in merito al disegno di legge regionale sull’istituzione della Asl unica e il riassetto organizzativo del servizio sanitario isolano. I punti nodali della posizione del Cds sulla materia sono stati illustrati durante il convegno organizzato giovedì a Nuoro, a cui hanno preso parte i vertici regionali del partito (il deputato Roberto Capelli, il segretario Nicola Selloni e i consiglieri regionali Anna Maria Busia e Roberto Desini), l’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru, il senatore di Sel, Luciano Uras, Antonio Succu, presidente della Conferenza territoriale socio sanitaria della Asl di Nuoro, e tanti esponenti del panorama politico e sanitario. Tutti protagonisti di un’animata tavola rotonda, moderata dai giornalisti Pier Luigi Piredda e Tonio Pillonca.
Per elaborare la proposta di riforma, il Cds ha predisposto un tavolo tecnico composto da professionisti del settore, «che non si occupano di politica», ha tenuto a precisare Capelli. E a loro stessi è stato dato il compito di illustrarne i contenuti, già tradotti in emendamenti presentati in sede di commissione dai consiglieri Busia e Desini. Come ha spiegato Giovanni Sotgiu, professore di Statistica medica ed epidemiologica nella Clinica universitaria di Sassari, è giusta l’idea di istituire la Asl unica, nell’ottica di una necessaria «semplificazione e centralizzazione gestionale».
La riforma deve però essere accompagnata da altri provvedimenti, per esempio l’equilibrio assistenziale territoriale attraverso l’istituzione a Nuoro dell’azienda ospedaliera San Francesco-Zonchello, ipotesi a cui l’assessore Arru non ha chiuso la porta.
La sede dell’Azienda sanitaria unica regionale, invece, dovrebbe essere Oristano, «funzionale perché baricentrica», ha detto Capelli. Il Cds propone, tra le altre cose, anche l’istituzione di tre aree sanitarie omogenee (Aso nord, centro e sud), tenendo ben presenti «le peculiarità e i bisogni di salute dei territori». Per il Centro democratico, considerata l’importanza e l’imponenza della riforma degli assetti organizzativi e funzionali, è necessaria una regolamentazione mediante una fase transitoria di collaborazione tra il futuro direttore generale e gli attuali commissari delle Asl esistenti, il cui incarico dovrà essere prorogato. Il relatore Michele Boero, dirigente di Medicina nucleare dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari e segretario nazionale dell’Associazione italiana medicina nucleare, si è soffermato sulla razionalizzazione del servizio di sua competenza. «Oggi – ha spiegato – il servizio di medicina nucleare è sbilanciato verso il sud Sardegna». La proposta è quella di creare due aree: una a sud con un polo degli ospedali Brotzu-Businco in cui far confluire anche personale e apparecchiature del SS Trinità, e una nel centro-nord, oggi soddisfatto soltanto da Sassari, aggiungendo una struttura di Medicina nucleare a Nuoro. Per Daniele Farci, dirigente di Oncologia medica dell’ospedale Businco di Cagliari, è fondamentale l’istituzione di un registro tumori regionale, «utile per analizzare aspetti tecnico-scientifici e per la futura programmazione politico-sanitaria», e la rete oncologica regionale in modo da «garantire ai pazienti in tutte le fasi della malattia qualità, equità e continuità nell’assistenza».
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