Le sonde francesi studiano i canyon marini di Dorgali
Nuova tappa del percorso di ricerca promosso da un gruppo di docenti ed esperti «Vogliamo verificare lo stato di salute dell’acqua per tutelare l’ecosistema»
DORGALI. Riprende l’attività di ricerca nel golfo di Cala Gonone da parte dei docenti dell’università di Cagliari e Grenoble in Francia con la complicità e la preziosissima collaborazione dell’acquario di Cala Gonone che ha messo a disposizione il suo laboratorio e del signore degli abissi Paolo Insolera. Una ricerca che per la verità non si è mai interrotta dallo scorso mese di settembre quando l’avventura scientifica sui fondali delle acque gononesi è cominciata.
I giorni scorsi si è proceduto al recupero della sonda idrofono posizionata alcuni mesi fa nelle acque a nord di Cala Gonone. Un progetto di ricerca e monitoraggio ambientale che vede coinvolta l’università di Cagliari con il professore, Matteo Murenu, quella di Grenoble con la professoressa Lucia di Iorio, l’aquario di Cala Gonone con il suo direttore Flavio Gagliardi e il centro di analisi e monitoraggio ambientale nato all’interno dell’acquario grazie al docente Ernesto Di Iorio e Paolo Insolera con la Blu Best. Il progetto serve a stabilire lo stato di salute del mare e delle popolazioni ittiche e riesce a fare una previsione concreta della disponibilità degli stock ittici per il futuro. Il nuovo periodo di studio rientra in un più ampio progetto di monitoraggio ambientale europeo finanziato al 70 per cento da l’agence de l’Eau.
«Si tratta – viene spiegato – della versione francese della nostra Abbanoa che per legge è obbligata a spendere una parte del suo fatturato a studiare, tutelare e proteggere l'acqua. In modo serio, non come la nostra agenzia che si occupa solo di bollette, mantenere la burocrazia e offre servizi pessimi». Le sonde utilizzate per la ricerca vengono posizionate negli spot più interessanti della costa e del canyon subacqueo. «Ieri – spiega Paolo Insolera – abbiamo fatto dei rilevamenti nel cuore del canyon marino (poco a largo delle grottacce) a oltre 1000 metri di profondità».
Tutto questo è possibile oltre che grazie alle attrezzature futuristiche del gruppo di scienziati impegnati sul progetto anche all'appoggio della Blu Best e del suo staff, Paolo Insolera e Maria Lucia Cossu. «I risultati per adesso sono straordinari – hanno spiegato i ricercatori – abbiamo appreso moltissime informazioni sulla vita nel canyon e sull’influenza che essa ha nelle zone costiere delle grottacce e di Cala Cartoe. Questi dati saranno preziosissime risorse per qualunque iniziativa si voglia mettere in atto per tutelare il futuro dei nostri ecosistemi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
