La Nuova Sardegna

Nuoro

«Non ha abbandono il marito incapace»

Assolta Valentina Todde, l’imprenditrice di Galtellì accusata dalla famiglia del consorte: il fatto non sussiste

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NUORO. Si è concluso con un’assoluzione perché il fatto non sussiste il processo a carico dell’imprenditrice di Galtellì, Valentina Todde (difesa dall’avvocato Paolo Berria), accusata di “abbandono di incapace”, dove incapace e non autosufficiente, era il marito Patrizio Cosseddu, deceduto qualche mese fa. Il pubblico ministero Manuela Porcu nel corso della discussione, dopo aver toccato i punti più importanti del dibattimento «dai quali è emersa tutta la responsabilità della signora Todde» ha chiesto al giudice Mauro Pusceddu, la condanna della donna a due anni di reclusione. Un processo doloroso nel corso del quale è venuta fuori una vicenda familiare complicata, fatta di rapporti conflittuali tra l’imputata e i fratelli del marito (che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Francesco Lai) che non riuscivano più ad avere contatti con il loro caro.

«Rapporti – ha detto il Pm – che si sono incrinati ancora di più dopo che Patrizio Cosseddu, persona nota perché gestiva un albergo diffuso e un distributore di carburanti – fu colpito da aneurisma. L’uomo necessitava di continue attenzioni e di una presenza costante al suo fianco. Ma com’è emerso in quest’aula non sempre questo avveniva». Manuela Porcu per rafforzare la sua tesi accusatoria ha quindi raccontato l’episodio di quando, una sera di maggio del 2013, il fratello di Patrizio Cosseddu, Giovanni, non sentendolo da mesi, aveva deciso di andare a trovarlo in campagna. «C’era una luce accesa – ha raccontato il pm – ma nessun altro segno di vita. Poi all’improvviso Giovanni Cosseddu aveva visto il fratello giungere verso la finestra gattonando, come un bambino. Era in condizioni spaventose e aveva deciso di portarlo in ospedale». Poi spazio alla parte civile, all’avvocato Francesco Lai. Anche lui ha riportato in aula frammenti del dibattimento e raccontato ancora il dolore e la rabbia dei fratelli di Patrizio perchè, per colpa della moglie, non riuscivano più a vederlo.

Accuse alle quali però si è opposto l’avvocato Paolo Berria che in difesa della sua assistita, oltre a sottolineare il fatto che fosse lei ad occuparsi del marito seppure con l’aiuto di altre persone, perché doveva seguire le attività di famiglia, riprendendo l’episodio della visita del fratello Giovanni e il successivo viaggio verso l’ospedale di Nuoro, ha rimarcato che proprio in quella circostanza Patrizio era stato dimesso dal Pronto soccorso con codice bianco, a dimostrazione che le sue condizioni di salute non erano così gravi come invece i suoi familiari invece volevano far credere.

«Era stato lo stesso Patrizio – ha aggiunto il legale – visto il modo in cui veniva gestito l’albergo, a non volere più rapporti con i fratelli. La moglie dopo la sua malattia si era dovuta rimboccare le maniche per mandare avanti l’attività e, allo stesso tempo, occuparsi dei figli. Inoltre – ha concluso Berria – è stato dimostrato anche in quest’aula che chiunque poteva andare a trovarlo a qualsiasi ora senza alcun impedimento». (k.s.)

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