La Nuova Sardegna

Nuoro

Per i lavoratori tessili finisce anche la mobilità

Macomer, le politiche attivate sinora dalla Regione non hanno dato frutti Mattana (Cgil): «La Flexicurity è stata usata come ammortizzatore sociale»

3 MINUTI DI LETTURA





MACOMER. È atteso a giorni un nuovo bando che darà accesso le misure di politiche attive del lavoro messe in campo della Regione per dare risposta ai lavoratori tessili che hanno perso il lavoro e la copertura degli ammortizzatori sociali, mentre a metà luglio usciranno dalla mobilità gli ultimi lavoratori del calzificio Queen e a fine mese gli ultimi dell’Alsafil. Le politiche attive con le quali la Regione intendeva risolvere il problema di chi ha perso il lavoro e con la fine degli ammortizzatori sociali si ritrova anche senza reddito, intanto, non hanno prodotto i risultati sperati perché i tirocini conclusi con un’assunzione si possono contare sulle ditta di una mano. Praticamente il tirocinio ha funzionato da assistenza lavorata ma col lavoro sottopagato: 600 euro al mese.

«La Flexicurity è stata usata come specie di ammortizzatore sociale», ha commentato Jose Mattana della Cigl. A giorni è atteso un altro tentativo con un nuovo bando. Nel frattempo le fila dei lavoratori che non avranno più un reddito si infoltiscono con i tessili che usciranno tra metà e fine mese dalla mobilità. A questi si aggiungeranno poi quelli della Ft Calze, 60 in tutto dei quali 20 usciranno a settembre. Gli altri tra la fine dell’anno e i primi del 2017 non avranno più la copertura degli ammortizzatori sociali. Gli ex Legler, invece, sono ormai tutti fuori. È vero che molti di quelli di Macomer erano lavoratori anziani per cui hanno maturato l’età della pensione, ma ci sono anche molti giovani, soprattutto gli ex tessili della fabbrica di Ottana che sono rimasti senza nulla. Le politiche attive del lavoro con le quali la Regione intendeva dare risposta al problema gravissimo ci centinaia di persone rimaste senza lavoro e senza reddito, dietro le quali ci sono altrettante famiglie, non ha prodotto i risultati sperati. «Purtroppo – dice Katy Contini dei tessili Cisl –, oltre la mobilità non c’è niente. Siamo di fronte a un disastro. E i rimedi? Con la Flexicurity il Csl di Macomer ha fatto un lavoro enorme creando dal nulla 139 tirocini, che non sono pochi. Ha lavorato benissimo, ma tanto impegno non si è tradotto in posti di lavoro stabili. Rarissimi i contratti a termine da sei mesi a un anno che sono seguiti. Le politiche attive del lavoro non producono nulla dove non ci sono imprese. Chi assume e da lavoro è l’impresa. Misure come Welfare to Worl e Flexicurity possono funzionare dove ci sono le imprese. Da noi non ci sono più e non funzionano». Per chi non ha reddito vanno bene anche gli spiccioli. Pochi, maledetti e subito, i soldi servono per campare. «I tirocini di sei mesi della Flexicurity garantiscono un reddito immediato che permette di mettere assieme il pranzo con la cena – spiega Jose Mattata, – le aziende non spendono nulla e hanno un lavoratore gratis, che prendono per cortesia. A breve uscirà un altro bando per la Flexicurity e Welfare to Work. È previsto anche un incontro per i cinquantenni per concludere un accordo di tre anni». (t.g.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative