Allarme dei lavoratori: «Siamo alla bancarotta»
L’ente contava 80 dipendenti, poi l’esodo: adesso ne restano appena 17 «Ora è esposto finanziariamente solo per fare conseguire utili al privato»
NUORO. «La crisi economica e finanziaria in cui si dibatte il Consorzio industriale provinciale di Nuoro e che ha portato al mancato pagamento degli stipendi di giugno e della 14ª è frutto di una lenta agonia cominciata nel 2010 con la firma e il mancato rispetto del patto territoriale per Ottana». I dipendenti del Consorzio, stavolta, non le mandano a dire, ma ci mettono la faccia senza intermediazioni di sorta. Così, per fare sentire la loro voce, hanno sottoscritto un lungo comunicato che non è solo un grido di aiuto, ma anche un atto d’accusa contro chi sta facendo morire l’ente pubblico che a Ottana gestisce i servizi logistici e il depuratore industriale. «Con il mancato pagamento della 14ª e degli stipendi di giugno – scrivono nella nota i lavoratori – si concretizza una situazione ampiamente preannunciata e aggravata da dinamiche recenti quali le fermate di Ottana Polimeri e della centrale elettrica». Una crisi, questa, che si intreccia con il mancato rispetto dei patti firmati sei anni fa.
«Il cosiddetto patto per il territorio firmato nel marzo del 2010 tra Regione, il patron Paolo Clivati e il Consorzio stesso – denunciano i lavoratori – è rimasto sulla carta tranne nella parte che prevedeva la riduzione di oltre il 50 per cento delle tariffe applicate dal Consorzio per i servizi industriali che, peraltro, erano bloccate dal 2002. Così quell’accordo, che prevedeva una serie di interventi per abbattere le diseconomie del sito di Ottana, si è rivelato lesivo per le casse del Consorzio, decretandone di fatto la lenta agonia. Negli anni successivi – prosegue il documento – sono stati effettuati due esodi incentivati dei lavoratori finanziati con 8 milioni di fondi regionali, ma neppure questi interventi si sono dimostrati efficaci. Anzi, sono serviti solo per assecondare la richiesta di gestire gli asset da parte di Paolo Clivati. Oggi, con gli impianti fermi e con centinaia di lavoratori rimasti a casa, appare del tutto chiaro che le cure dimagranti somministrate negli anni al Consorzio industriale (i lavoratori scesi da 80 a 17, ndc) sono state inutili perché le cause della crisi del sito di Ottana stavano altrove e non certo nel costo dei servizi». Tutto questo, secondo i lavoratori, dimostra che «l’ente pubblico si è esposto finanziariamente non tanto per mantenere i livelli occupazionali, ma per fare conseguire utili al privato». Un attacco, neppure tanto velato, al patron di Ottana Energia e Ottana Polimeri, Clivati, che avrebbe usufruito della riduzione delle tariffe, mandando poi i lavoratori in cassa integrazione. «È pertanto, vergognoso – conclude la nota – che oggi a pagarne le conseguenze, con il totale silenzio della politica, siano coloro, nonostante non ricevano lo stipendio, portano avanti il servizio depurativo garantendo la tutela dell’ambiente e il servizio alle altre aziende presenti nel sito».
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