Piano degli amministratori per l’emergenza migranti

Macomer, avviata la fase informativa dopo il passaggio nell’Unione dei Comuni La mobilitazione è scattata dopo l’ipotesi di utilizzazione dell’ex carcere

MACOMER. Il modello è rodato e funziona. L’accoglienza diffusa dei migranti è stata sperimentata in Liguria, Lombardia Veneto e in altre regioni. A Macomer ha funzionato nel 2011. Altrove si sperimenta adesso e va bene, ma non è tutto rose e fiori perché può scattare l’integrazione e l’amicizia, ma può incontrare resistenze e a volte ostilità. Di fronte al fenomeno epocale delle migrazioni, che non si esaurirà in breve tempo, il Marghine e si prepara all’accoglienza per evitare che diventi “invasione” con reazioni ostili da parte delle popolazioni.

Incontro informativo. Dopo i passaggi nei consigli comunali e nell’assemblea dell’Unione dei comuni, venerdì è stata avviata la fase informativa con un incontro al quale hanno partecipato sindaci e amministratori della zona, ma soprattutto il movimento delle associazioni e delle cooperative che operano nel sociale. Si è parlato di accoglienza come opportunità, e lo ha fatto Angela Quaquero, rappresentante della Presidenza della giunta regionale nelle sedi di lavoro che interessino la tematica dei migranti, la quale ha ricordato che tutte le risorse che vengono spese su questo fronte sono soldi stanziati dell’Unione Europea. Poi sono intervenuti Luigi Erriquens, esperto di politiche europee del politecnico di Torino, Maria Arca, Antonio Manchia (entrambi di Macomer) e Martina Vitalone, i quali si occupano di migranti e dei loro problemi.

Sicurezza e ordine pubblico. Altri temi legati all’accoglienza diffusa affrontati nel corso dell’incontro di Macomer: la sicurezza sia di tipo sanitario che in termini di ordine pubblico, le competenze e l’integrazione. La discussione è stata introdotta da Antonio Succu, intervenuto nel ruolo di presidente dell’Unione dei comuni del Marghine, l’ente territoriale che si è fatto carico del problema dei migranti dopo che il Prefetto di Nuoro aveva comunicato l’intenzione di utilizzare l’ex carcere per sistemarne almeno duecento, soluzione che ha suscitato preoccupazione anche perché avrebbe creato un lager alla periferia di Macomer, poi accantonata perché il locale non era idoneo.

Accoglienza diffusa. Succu non ha nascosto che l’accoglienza dei profughi incontra sacche di resistenza alimentate dalla paura e dal timore che si creino forme di concorrenza fra poveri. Anche i sindaci non avevano nascosto le perplessità, poi superate attraverso il dibattito e il confronto. «L’accoglienza diffusa – ha detto Succu – è meno impattante delle soluzioni che sanno di campo di concentramento ed è commisurata alla realtà che deve fare i conti con un problema di dimensioni epocali, ma bisogna eliminare le criticità».

Le associazioni. Questo è possibile coinvolgendo l’associazionismo, che ha già lavorato sul fronte dell’accoglienza, le cooperative che operano sul fronte del sociale, e le istituzioni, soprattutto quelle religiose, a partire dalla Suore Salesiane di Macomer che vantano un’esperienza notevole su questo fronte. Il progetto dell’accoglienza diffusa nasce dal confronto tra enti locali, associazioni civili e religiose e cooperative sociali. Il progetto è piaciuto, ma c’è qualche difficoltà legata ai bandi.

Il problema dei bandi. Quelli del ministero dell’Interno sono aperti a tutti, ma arrivano prima gli agriturismi che offrono un’accoglienza più completa che comprende anche i pasti. Il progetto Marghine aspetta risposte su questo fronte e soprattutto su quello di altre forme di assistenza indispensabili per fa si che funzioni. (t.g.t.)

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