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Benzina e diesel, gli strumenti contro i rincari: dai fringe benefit all’ipotesi Social card 2026

Benzina e diesel, gli strumenti contro i rincari: dai fringe benefit all’ipotesi Social card 2026

In autostrada sfondato il muro dei 2,6 euro al litro per il gasolio. Le conseguenze del conflitto in Medio Oriente

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Roma Benzina e diesel sono tornati a correre, con rincari che in alcuni casi hanno raggiunto i 20 centesimi al litro. Gli aumenti incidono subito sul bilancio delle famiglie e sui costi delle imprese che utilizzano il trasporto su strada, con possibili ripercussioni anche sul prezzo dei beni di consumo. Il peso maggiore si avverte sulle autostrade, dove il servizio alla pompa è più costoso: qui il diesel ha superato i 2,6 euro al litro, mentre la benzina si attesta poco sotto, con punte oltre i 2,3 euro in alcune tratte. Nei distributori ordinari, invece, i prezzi medi risultano più bassi: la benzina self service si colloca intorno a 1,74 euro al litro, mentre il diesel supera 1,86 euro.

La spinta delle tensioni internazionali

A riaccendere i prezzi dei carburanti è il quadro internazionale. Con l’inizio della guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, i mercati petroliferi hanno reagito con forti oscillazioni. A preoccupare è soprattutto il timore di rallentamenti o interruzioni nel passaggio del greggio attraverso snodi strategici come lo Stretto di Hormuz, un elemento che ha spinto verso l’alto il prezzo del barile e che si riflette rapidamente anche sui listini alla pompa. Come riporta il Messaggero, il governo ha valutato più volte la possibilità di intervenire sulle accise, ma al momento non sono previste misure di rilievo e un eventuale taglio sarebbe limitato a circa 4-5 centesimi al litro.

Le misure possibili e quelle già disponibili

Un intervento più incisivo viene considerato un’ipotesi estrema e complessa, anche perché richiederebbe di agire sul fronte dei margini delle compagnie petrolifere per redistribuire parte dei guadagni ai cittadini attraverso un taglio più consistente delle accise. Per ora il governo resta alla finestra, in attesa di capire se la fiammata di petrolio e gas sia destinata a rientrare e se questo potrà tradursi in un calo dei prezzi finali per gli utenti.

Nel frattempo restano utilizzabili alcuni strumenti già previsti, come i fringe benefit aziendali. Tra questi rientrano anche i buoni carburante, che consentono ai datori di lavoro di riconoscere beni e servizi esentasse entro determinate soglie: fino a 1.000 euro annui per i lavoratori senza figli a carico e fino a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. In alcune aziende questi benefit vengono affiancati da rimborsi per utenze domestiche o mutuo, con un effetto di alleggerimento sulle spese familiari.

La social card torna tra le ipotesi

Tra le possibilità allo studio c’è anche la riattivazione della carta “Dedicata a te” per il 2026, con l’eventuale estensione dell’utilizzo anche alle pompe di benzina e diesel. In passato la misura era stata usata dalle famiglie con redditi più bassi sia per la spesa sia per i rifornimenti, e ora potrebbe tornare sfruttando le risorse già inserite in legge di Bilancio. Per renderla operativa serve però un decreto attuativo del ministero dell’Agricoltura, insieme ai ministeri delle Imprese e dell’Economia. La carta prepagata, dal valore di circa 500 euro, è destinata all’acquisto di beni di prima necessità e viene assegnata in base a specifiche soglie Isee. Anche quando non è impiegata direttamente per il carburante, consente comunque di liberare una parte del budget familiare da destinare ad altre spese, compreso il rifornimento dell’auto.

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