Slow Wine a caccia dei migliori cannonau della Barbagia
DORGALI. Sono oltre 250 i vini isolani che una giuria di esperti ha passato al setaccio per decretare i migliori che saranno inseriti nella speciale classifica di Slow Wine 2017. Il gruppo, ospite...
DORGALI. Sono oltre 250 i vini isolani che una giuria di esperti ha passato al setaccio per decretare i migliori che saranno inseriti nella speciale classifica di Slow Wine 2017. Il gruppo, ospite nei giorni scorsi dell’Hotel Ispinigoli, ha verificato le eccellenti qualità dei vini sardi. La guida specializzata di Slow Wine 2017 sarà presentata nel corso di una manifestazione nazionale che si terrà ad ottobre. Per l’occasione si potranno incontrare i responsabili delle aziende segnalate dalla speciale classifica decretata dagli esperti che è divisa in 3 sezioni: vino slow, grande vino e vino quotidiano. Anche in questa edizione della guida verrà messa in luce l’eccezionale annata dei vini sardi che ormai si stanno attestando sempre di più tra i primi in assoluto. «La qualità dei vini sardi – dicono gli esperti di Slow Wine – registra, ormai da anni, un costante miglioramento, cui non corrispondono però un’adeguata comunicazione e promozione del territorio, che sarebbero fondamentali per veicolare la conoscenza del bellissimo patrimonio enologico sardo fuori dall’isola». Nessun commento sulla classifica che sarà pubblicata ma sicuramente, per il cannonau, ai primi posti ci saranno i vini di Mamoiada, Orgosolo, Oliena e Dorgali. Territori che vedono la presenza di vigneti molto vecchi (alcuni anche centenari) che esprimono nel bicchiere tutto il carattere e la personalità di questi luoghi. «In particolare i cannonau di Mamoiada, con vigneti dai 600 agli 800 metri sul livello del mare, sono veri e propri vini di montagna. Ottimi i vermentini della Gallura delle zone di Monti, Berchidda, Luras e Calangianus, così come i vitigni torbato e cagnulari dei comprensori di Alghero e Usini dove sono concentrate le aree più vocate. In evidenza, naturalmente, anche la vernaccia di Oristano, la malvasia di Bosa e il Carignano del Sulcis». (n.m.)
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