Museo delle identità, nuova incompiuta
Fondi a rischio dopo la rescissione del contratto tra Regione e imprese per la ristrutturazione dell’ex mulino Gallisai
NUORO. Una nuova grande incompiuta incombe sul futuro della città. È un museo, o sarebbe dovuto diventarlo: il più grande e importante di tutti. Nei giorni scorsi la Regione avrebbe rescisso il contratto con il raggruppamento temporaneo di imprese guidato dalla Paolo Beltrami spa incaricato del recupero funzionale dell’ex Mulino Gallisai da destinare a Museo delle identità. Cos’è accaduto? Gli uffici regionali hanno evidenziato “gravi inadempienze” nel comportamento dell’impresa che, a oltre un anno dall’affidamento dei lavori, non ha ancora spostato un mattone dello storico edificio in via Grazia Deledda. La società Paolo Beltrami si era aggiudicata la gara d’appalto alla fine del 2014, anche in virtù di un ribasso del 30 per cento sull’importo messo a disposizione dalla Regione, che superava i sette milioni di euro. Così, con cinque milioni e 200mila euro, il raggruppamento di imprese avrebbe dovuto avviare la progettazione esecutiva e i lavori di recupero veri e propri. I problemi evidentemente si sono presentati già pochi mesi dopo, come denuncia in un’interrogazione il consigliere Luigi Crisponi, al punto che la Regione ha deciso di avvalersi di un soggetto valutatore terzo, la società Italsocotec spa, che ha ravvisato una lunga serie di incongruenze tecniche nelle carte prodotte dall’impresa appaltatrice: tra quest’ultima e la Regione è nato un braccio di ferro che ha portato alla rescissione del contratto.
Tutto da rifare insomma, a oltre dieci anni dalla prima delibera della giunta regionale (governatore Renato Soru) che istituiva a Nuoro un Museo dell’identità (rapidamente ribatezzato delle identità, vista l’elevata conflittualità politica su questi temi) e destinava fondi europei per dieci milioni di euro per la sua realizzazione. Il finanziamento nel corso degli anni è arrivato complessivamente a 14 milioni. Quanti ne sono stati utilizzati e come? E soprattutto, quei soldi sono ancora disponibili? Nel 2007 ne sono stati impiegati due milioni 700mila per l’acquisto dell’immobile dalla famiglia Guiso Gallisai. Altri 500mila euro sono andati al progetto di massima del museo e del suo allestimento (un raggruppamento temporaneo guidato da 3TI Progetti Italia di cui facevano parte gli architetti Museum Engineering e della Vps di Cagliari e lo Studio Azzurro di Milano). C’era stata poi la messa in sicurezza dell’edificio (danneggiato da un incendio diversi anni fa) affidata a imprese locali per una somma attorno ai 300mila euro.
Ma al di là dell’appalto andato male, ora il problema dei problemi è che i 14milioni iniziali (detratti dei fondi già impiegati: circa tre milioni e mezzo) probabilmente non ci sono più, anche se sono voci di corridoio che viaggiano tra la Regione e il Comune di Nuoro. Per il museo resterebbero a disposizione “solo” cinque milioni, insufficienti per realizzare l’ambizioso museo pensato da Soru (insieme con la giunta comunale allora in carica, guidata da Mario Zidda), che in futuro avrebbe dovuto gravare sulla spalle dell’Istituto regionale etnografico, che pure ha già il suo bel daffare con i propri musei, a cominciare da quello appena rinnovato delle tradizioni popolari in via Mereu.
Che fare dunque? A questo punto prende forza la proposta del sindaco Andrea Soddu, lanciata già in campagna elettorale e rilanciata dopo l’insediamento: «Non c’è altra soluzione che destinare l’edificio a sede di corsi e laboratori dell’università, attualmente divisa in tre immobili scollegati e distanti tra loro. Spostare gli studenti nel centro storico avrebbe molteplici vantaggi per la città, che in quanto a identità il suo museo ce l’ha già: quello delle tradizioni popolari dell’Isre. A che serve un doppione?». Ci crede a tal punto, Andrea Soddu, da aver presentato un’articolata richiesta in questo senso alla Regione nell’ambito del Piano di rilancio del Nuorese.
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