Le falesie di Dorgali paradiso dei cultori dell’arrampicata
DORGALI. Cala Gonone con le sue pareti a picco sul mare potrebbe diventare una delle località più importanti al mondo per gli scalatori se solo si credesse un po’ di più in questa attività. Ne sono...
DORGALI. Cala Gonone con le sue pareti a picco sul mare potrebbe diventare una delle località più importanti al mondo per gli scalatori se solo si credesse un po’ di più in questa attività. Ne sono convinti i frequentatori del sito internet 9b, arrampicatori di livello internazionale che si sentono di dare un suggerimento agli amministratori di Dorgali: «Ci sono realtà come l’isola greca di Kalymnos, (dove i gestori del sito internet 9b hanno realizzato un film con il più forte arrampicatore al mondo) la cui economia si basa sugli arrampicatori (migliaia, da tutto il mondo), che pagano vitto e alloggio e che sono interessati ad una vacanza al mare quando fa meno caldo, da settembre fino a maggio. In base alla nostra esperienza nella gestione di un sito di arrampicata (e al fatto che pratichiamo l’arrampicata da quasi 40 anni), possiamo confermare che tutto il Golfo di Orosei, in particolare Cala Gonone, ha tutte le potenzialità per divenire, tra le aree di arrampicata sul mare, la più bella, importante e famosa al mondo».
Quello che è importante, però, è che il Comune di Dorgali realizzi il progetto approvato dalla Regione Sardegna, di richiodatura delle circa 1.000 “vie” (itinerari di arrampicata) già esistenti, con la posa, almeno nelle “falesie” sul mare, di chiodi in titanio (per ogni via, almeno i 2 chiodi di sosta ed i primi 2 chiodi). In caso contrario, pochi anni dopo aver effettuato la richiodatura, i chiodi torneranno a essere non sicuri e bisognerà nuovamente effettuare, per la seconda volta, la richiodatura. A tal fine, il Comune potrebbe chiedere alla Regione Sardegna autorizzazione ad emettere un’ordinanza con cui consentire a volontari appassionati di “chiodare” (attrezzare con chiodi) il traverso da Punta Cartoe fino al Grottone dei Colombi.
«Nuovi itinerari di arrampicata, alle condizioni evidenziate – prosegue la nota sul sito, tradotta anche in inglese – che i “chiodatori” potrebbero personalmente inviare al Comune. Si raggiungerebbe un punto di compromesso tra le esigenze di Comune (mettere in sicurezza le vie già esistenti, attrezzare, con chiodi sicuri, nuove vie per aumentare le presenze di arrampicatori)chiodatori (chiodare avendo autorizzazione legale per farlo)».
E sarebbe un primo passo nella realizzazione del ponte tibetano, o ferrata o passerella che sia, concludono gli arrampicatori, che dimostrano di credere molto nel sicuro successo di questo tratto per la loro attività.
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