Zone interne, nuove strategie di ripresa
A Ollolai un incontro tra l’Istituto nazionale di urbanistica e tre assessori regionali sul futuro della Sardegna centrale
NUORO. Ripartire dalle zone interne, attraverso un processo di riqualificazione e un piano territoriale che metta insieme urbanistica e sviluppo economico. E farlo approfittando delle nuove geografie istituzionali, appena disegnate dalla Regione, le quali se è vero che tolgono peso ai comuni, rafforzano il concetto di territorio, di comunità più estese, e ne rappresentano forse la via d’uscita da un costante spopolamento.
Temi delicatissimi sui quali ieri nel parco comunale di San Basilio a Ollolai, appena restaurato e restituito ai cittadini, hanno provato a confrontarsi, chiamati a raccolta dal sindaco Efisio Arbau, ingegneri e architetti riuniti sotto l’egida dell’Istituto nazionale d’urbanistica (Inu) e tre assessori regionali di peso della giunta Pigliaru: Raffaele Paci, responsabile della Programmazione, Paolo Maninchedda (Infrastrutture e Lavori pubblici), Cristiano Erriu (Enti locali e Urbanistica).
Le case a un euro. Il padrone di casa, il sindaco Arbau, è noto per il suo impegno a favore delle zone interne, portato avanti in particolare quando sedeva nei banchi del consiglio regionale; la sua iniziativa “promozionale” più nota, quella delle case del centro storico in vendita a un euro, ha fatto il giro del mondo e ha raccolto consensi. Con lui c’è l’architetto Francesco Licheri, ex amministratore (è stato presidente della Provincia agli inizi del secolo). Abbandonata la vita politica, si dedica al suo lavoro di progettista ed è vice presidente della sezione sarda dell’Inu. Conosce a fondo i problemi delle zone interne e non vede altra soluzione per superare il gap con le coste: una pianificazione urbanistica così come è stato fatto nel passato recente con i piani territoriali paesaggistici che hanno deciso lo sviluppo costiero e limitato l’invasione del cemento. Il problema nell’interno è inverso, sottolinea, ma la nuova geografica istituzionale (leggi il ruolo rafforzato delle unioni dei comuni) a suo avviso può essere occasione di ripresa, se supportata da una adeguata strategia.
Formare nuovi tecnici. Della necessità di una pianificazione per le zone interne è convinta anche Roberta Porcu, ingegnere e presidente dell’Inu Sardegna. Un Ppr specifico per il centro dell’isola, dunque, è necessario, ma deve essere strettamente associato a scelte di tipo economico. E parallelamente occorre qualificare i tecnici degli enti locali, uno dei grandi problemi delle piccole amministrazioni.
L’assessore Paci ricorda gli sforzi della giunta regionale per dare corso a una programmazione unitaria, dopo anni in cui gli assessorati hanno lavorato senza confrontarsi tra loro, coltivando orticelli che raramente hanno prodotto frutti pari alle forze investite. Fuor di metafora, Paci ricorda che nonostante gli inevitabili tagli i soldi ci sono anche per le zone interne, sia quelle incluse nel programma nazionale Snai (il Mandrolisai) sia per le altre aree del centro Sardegna. La Regione, dice, sta già lavorando a una nuova pianificazione urbanistica di questi territori, ma per ripartire occorre superare i particolarismi dei singoli comuni e guardare alle unioni degli enti locali, stringere partnership con le imprese. Verso quale tipo di sviluppo? «Sicuramente non industriale», conclude l’assessore Paci.
Oltre i campanili. Paolo Maninchedda, assessore alle Infrastrutture, parte dalla sua visione politica che punta all’autonomia concreta dell’isola. Così il fondatore del Partito dei sardi non si riconosce nell’architettura dei poteri: quello nazionale e anche l’europeo, così distanti dagli interessi delle minoranze, inadeguati a dare risposte alle piccole comunità. Queste ultime oggi in Sardegna sono alle prese con una gravissima mancanza di prospettive. Lo dicono tutti gli studi, forse troppi, effettuati sul territorio, che si limitano a fotografare una realtà desolante fatta di abbandoni scolastici e strade impercorribili ma non riescono a proporre soluzioni alternative. Ma se non si lavora per aumentare con atti concreti la ricchezza di questi territori è una strada senza sbocchi, sottolinea Maninchedda.
Per l’assessore agli Enti locali Cristiano Erriu la pianificazione è necessaria, la nuova geografia istituzionale disegnata attorno alle unioni dei comuni piò essere la chiave vincente; ma non si può andare avanti con sperimentazioni, i comuni devono imparare a ragionale non più come campanili ma come territori, superando le resistenze localistiche. Le province sono impoverite dallo Stato che incamera tributi che prima servivano a riparare strade e scuole, e la Regione supplisce come può.
Gianni Mura, storica figura dell’Inu Sardegna, di cui è stato a lungo presidente, ingegnere, ricorda che è stato proprio l’istituto di urbanistica a parlare per primo di spopolamento ltre vent’anni fa. E oggi la situazione è decisamente peggiorata. Come uscirne? La svolta, dice Mura, potrebbe avvenire proprio grazie al ruolo delle comunità, cioè le unioni dei comuni. (p.me.)
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