Sciopero dei cavalieri, la città si spacca
Ruiu: «Non sempre hanno sfilato con decoro». Mele: «Devono farli passare anche al Corso». E loro preparano la riunione
NUORO. C’è chi ricorda che in anni passati, per colpa dei soliti e per fortuna isolati gradassi arrivati da chissà dove, c’era quasi scappato l’incidente, chi, invece, rivendica con orgoglio il loro posto da protagonisti all’interno della sfilata dei costumi di tutta l’isola, e c’è anche chi spiega che forse con un incontro pacificatore tra Comune e cavalieri e un po’ di buonsenso si potrebbe ricucire lo strappo che per ora appare insanabile. All’indomani dell’annuncio della proposta di disertare la sfilata del Redentore di domenica 28 mattina – in questi giorni i cavalieri si riuniranno per decidere – in segno di protesta contro l’assegnazione ai cavalieri di un percorso più breve del solito e della loro esclusione dal corso Garibaldi per ragioni di sicurezza, a Nuoro città e nei dintorni il dibattito sul tema è piuttosto acceso.
Molti nuoresi, a domanda diretta “chi ha ragione?”, preferiscono non schierarsi, ma non manca neanche chi, invece, forte di tanti anni di esperienza nel mondo dei folklore, esprime con sincerità la propria opinione in merito.
«I cavalieri? Diciamolo con molta onestà: pure loro sbagliano – spiega il fotografo e appassionato documentarista, Franco Stefano Ruiu – ho avuto occasione di vedere tante feste in Sardegna dove i cavalli e i cavalieri erano grandi protagonisti, e non ho mai visto gli stessi problemi che purtroppo spesso ci è capitato di vedere a Nuoro. Il punto è che i cavalieri devono sfilare come dio comanda, devono essere disciplinati e sfilare con decoro. Ma c’è un altro aspetto della vicenda che bisogna considerare: loro chiedono di passare anche al Corso e di non essere relegati in un tratto della sfilata, ma non considerano che al Corso non ci sono vie di fuga e che in passato si sono rischiati incidenti. Il Comune, dunque, ha più di qualche ragione nel voler modificare il percorso per ragioni di sicurezza: al Corso, infatti, le transenne da sole non basterebbe a garantire la sicurezza. Ma vorrei anche precisare un altro aspetto: non è vero che i cavalli sono sempre stati presenti alla sfilata. Sono entrati quando il folklore ha sostituito la tradizione alla processione».
A difendere le ragioni dei cavalieri, invece, c’è un altro nuorese da una vita appassionato cultore delle tradizioni e in particolare del canto corale: Giampaolo Mele. «I cavalieri hanno pienamente ragione – dice – non è pensabile che per ragioni di sicurezza non li si faccia passare al Corso. Posso capire che si ritenga pericoloso farli passare schierati così da occupare tutta la strada, che è già piuttosto stretta, ma esistono altre soluzioni: ad esempio, farli passare, in quel tratto, uno dietro l’altro in modo da evitare problemi. Ma devono esserci, ci mancherebbe: la sfilata del Redentore è una sfilata delle nostre radici e se mancano i cavalieri, anche solo in un tratto, non è vera sfilata. Loro ne fanno parte integrante. Nel ’51 i cavalieri nuoresi facevano il percorso sistemandosi dietro i pellegrini che seguivano il vescovo. Fanno parte della nostra storia, dunque, è giusto che abbiano uno spazio adeguato».
«I cavalieri fanno parte della sfilata – dice Eta Nuvoli, presidente dell’associazione folk che porta il nome del padre, Bobore – e nella sfilata devono restare. Certo, capisco che si debbano salvaguardare le questioni legate alla sicurezza del percorso, ma sono sicura che ci sono soluzioni alternative per non relegarli in un tratto così breve. Ci si può sempre organizzare in maniera diversa. Pensiamo anche al discorso dei turisti: molti di loro vengono al Redentore anche o soprattutto per vedere i cavalli e i cavalieri».
«In tutti gli anni che ho gestito la sfilata come assessore non abbiamo mai relegato i cavalieri in un tratto di percorso così ristretto – dice, dal canto suo, l’ex vicesindaco Leonardo Moro – anzi, abbiamo valorizzato la loro presenza. Con loro eravamo riusciti a trovare un accordo. Partivano da via Brigata Sassari e poi intercettavano il corteo dei costumi. È sbagliato, invece, confinarli».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
