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Futuro incerto per l’inceneritore: a gennaio la cassa integrazione

Futuro incerto per l’inceneritore: a gennaio la cassa integrazione

Macomer, dopo la sentenza del Tar che ha bloccato il nuovo progetto dell’impianto si naviga a vista Intanto non si riesce a vendere il compost che è stato prodotto in passato con i rifiuti umidi di qualità

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MACOMER. Mentre sul futuro dell’inceneritore di Tossilo si va addensando una cappa di incertezza, assume contorni più nitidi l’ipotesi che dal primo gennaio per una quindicina di lavoratori dell’impianto scatterà la cassa integrazione. Dopo la sentenza del Tar che ha bloccato il progetto di revamping, si naviga a vista e fra i dipendenti dell’azienda è alta la preoccupazione che dal contratto di solidarietà, che dava un minimo di certezze, si passi agli ammortizzatori sociali, che invece non garantiscono niente. Si parla di cassa integrazione, ma non è neppure sicuro che sia possibile accedervi e, in ogni caso, sarebbe a termine.

È con questa preoccupazione che i 38 lavoratori della Tossilo guardano al loro futuro mentre le soluzioni alternative all’incenerimento, alcune delle quali sarebbero già praticabili con una gestione manageriale dell’azienda, sono ferme o comunque non rendono. Il compost di qualità prodotto con l’umido conferito all’impianto non si riesce a venderlo. Un tempo finiva in discarica a Monte Muradu, ora viene sparso nell’area industriale di fronte allo stabilimento come se, anziché realizzarci dei capannoni per attività produttive, si dovessero piantare cavoli e melanzane. Tossilo non riesce a vendere il compost prodotto. Ai primi di marzo, la Tossilo spa, che lo produce, aveva deciso di venderlo. Era la prima volta che accadeva nella storia della società che gestisce il sistema di smaltimento dei rifiuti di Macomer, del quale fa parte anche un impianto per la produzione di compost di qualità che ne ha sostituito un altro che non funzionava al meglio. Prezzo di vendita: 5 euro più Iva a tonnellata con merce resa in impianto e senza imballaggio, ma per un massimo di 8 tonnellate a richiedente, pari a 13 metri cubi. Pare che ne sia stato venduto pochissimo dato che per liberare i piazzali il compost, che è anche certificato e pare sia di buona qualità, viene sparso all’esterno. Gli impianti di compostaggio di Chilivani e di Arborea vendono tutto quello che producono e non riescono a soddisfare la domanda. La realizzazione di un altro impianto è prevista a Nuoro. Evidentemente gli investitori sanno di poter vendere la produzione. A Macomer resta invenduta.

Si parla di una ditta sarda interessata a comprare il compost della Tossilo, ma non si capisce perché non si riesca a concludere. Nell’impianto era prevista l’occupazione di cinque o sei addetti che avrebbe ridotto gli esuberi per i quali si parla ora di cassa integrazione. Lo stesso discorso vale per la piattaforma per l’affinamento dei rifiuto differenziato costata 5 milioni di euro, ferma da oltre due anni e mai entrata in funzione. Doveva trattare plastica, alluminio e imballaggi occupando da 10 a 20 addetti. L’impianto c’è, ma non parte. Ne frattempo altrove si attrezzano per realizzarli mentre quello di Tossilo non decolla. (t.g.t.)

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