La Nuova Sardegna

Nuoro

I tenores Santa Lulla festeggiano quarant’anni

di Giovanni Melis
I tenores Santa Lulla festeggiano quarant’anni

Orune, la carriera del gruppo che ha segnato la storia del canto tradizionale Dal 1976 ad oggi lunga scia di successi. Farina: «E ce ne saranno ancora altri»

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ORUNE. La scuola di canto a tenores di Orune è certamente immortale, così i suoi interpreti. Per chi l’ha studiata a fondo, come il professor Andrea Deplano di Dorgali, «il coro orunese è unico: non accetta grammatiche, ogni cantata è diversa dalle precedenti e coinvolge». E in questa scuola, il Santa Lulla si gode 40 anni di attività. Con una formazione diversa dalle origini, ma sempre una garanzia: accordo pressochè perfetto e repertorio infinito. Il 1976 fu l’inizio ufficiale. Il canto orunese, in quegli anni, era all’apice della sua fama, con le registrazioni del Folk studio di Vittorio Montesu e Remigio Gattu. Nel 1983 la prima cassetta del Santa Lulla: i canti di Martine Monni, Predu Tolu e Pietro Cosseddu fecero innamorare il pubblico di quel tenore innovativo. Nel coro faceva le sue cantate anche un certo Sebastiano Farina, Taneddu, interprete magnifico diverrà il riferimento del tenore orunese. La conferma era arrivata nel 1986 con uno degli album più belli mai registrati: le voci di Gineddu Ruju e Pietro Cosseddu trascinavano l’ascoltatore con le “Serias”, “Sa crapola” e i balli tra cui “su Coiubiu”. Per il tenore gli elogi non bastavano. Il basso di Antonello Bardeglinu, la contra di Fedele Sanna e l'innovativa mezza voce di Giuseppe Mula, divennero i padroni dei “mangianastri” in casa e in auto. La consacrazione nel 1996 con “sa Gardellina”. I brani erano canticchiati anche da chi ignorava il tenore. Taneddu e Pietro Cosseddu e compagni di cantata erano ormai delle istituzioni. «L’attenzione della gente nei nostri confronti – racconta Taneddu Farina – era altissima e cercavamo di migliorarci sempre di più». Seguirono gli inviti sul fronte internazionale: «Andammo alle Europeadi, poi facemmo tappe in Francia, Germania e tanti altri stati: ovunque fu un successo. L’incontro con gli emigrati sardi poi ci colpiva molto; felicissima l’accoglienza, triste il commiato». Costante presenza nelle piazze. «Facevamo tante di quelle serate – aggiunge sorridendo Taneddu – che è difficile ricordarle tutte». Arrivano anche le incisioni in cd: nel 1998 di “Che i su bentu”, l’ultimo con la formazione originaria, che regala una magistrale boghe e notte, a Sansone, in cui il gruppo raggiunge quasi la perfezione. Seguono “Es notte funda chi paret die”, senza Pietro Cosseddu e Antonello Bardeglinu, sostituito da Franco Mula. La voce è sempre di Taneddu Farina, leader in “Dia Cherrere” (2011), con l’ingresso di Antoni Gattu al posto di Giuseppe Mula. «Festeggeremo i 40 anni di attività – conclude Farina – e tanti altri ancora. Abbiamo voglia di cantare a stare in mezzo alla gente».

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