La Nuova Sardegna

Nuoro

Nella danza di Paola Murgia il ritorno a casa

di Francesco Pirisi

L’artista nuorese terrà un corso di tre giorni la prossima settimana. «Sogno di aprire una scuola qui»

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NUORO. La festa locale è anche occasione per il rientro degli emigrati. Paola Murgia, danzatrice di 38 anni è una di loro. Vive a Roma dal tempo delle scuole medie, per seguire la passione della danza. Desiderio che si è avverato, dopo la frequenza all’Accademia nazionale di danza.E ora ritorna a Nuoro da professionista per tenere uno work shop, ossia un corso per le giovani nuoresi. L’appuntamento é per il 23, 24 e 25 agosto nella palestra delle elementari “Podda”. La manifestazione è promossa dalla scuola di danza nuorese, guidata da Valeria Polimene. Due le fasce di età previste nel corso: da 8 a 12 anni e da 13 in su.

Il corso. Paola Murgia spera in una grande partecipazione: «Desidero trasferire a bambini e ragazzi nuoresi le tecniche e le conoscenze che ho acquisito in tanti anni di studio e professione». La specialità è quella della danza contemporanea. Qualcosa in più e ulteriore rispetto al genere “moderno”. Oggi è la specialità che la vede esibirsi nei palchi della Penisola e nella scuola di Monteverde, a Roma, dove ha fissato da tempo la sede dell’insegnamento.

Coreografia. Danza contemporanea dove tra le caratteristiche c’è il fatto di gesti tecnici eseguiti a piedi nudi e un repertorio di musiche ampio che moltiplica i movimenti degli artisti. Una specialità con nome e cognome: la danzatrice e coreografa Elsa Piperno, che Paola non dimentica, come è usuale agli allievi riconoscenti ai maestri. Le sue parole a riguardo dell’artista nativa della Somalia e pioniera della “modern dance”: «Per me è stato un incontro decisivo, nelle aule dell’Accademia nazionale. Da lei ho imparato la danza Graham, importata dagli Stati Uniti, che è alla base della danza contemporanea. Dire di essere esperti di quest’ultima senza conoscere la prima fa storcere il naso agli esperti del ramo».

Le origini. Paola Murgia, origini nell’antico rione di Seuna, ha avuto il tempo di fare gli incontri giusti. A 13 anni, quando i figli spesso ruzzolano ancora nel letto dei genitori, lei ha avuto la forza e il coraggio di partire per Roma, per dare concretezza alla passione, coltivata sino ad allora tra gli allievi della Polimene. Meta: l’Accademia di danza. Otto anni di corso ordinario e a seguire la specializzazione come coreografa.

Il lavoro. Giorni, ritmi e sensazioni dalla protagonista: «Il corso era pomeridiano, con la parte teorica e gli esercizi specifici. Al mattino frequentavo la scuola per così dire ordinaria, all'istituto psico-pedagogico». Per i compiti a casa c’era la notte, prima di rivivere un altra giornata piena e senza pause. Oggi Paola fa riferimento alla sua determinazione di derivazione barbaricina, per spiegare come quel carico di lavoro non l'abbia portata a mollare: «Avevo preso un impegno con me stessa e con i miei genitori, che hanno subito avallato la mia scelta».

Gli inizi. La compagnia di Elsa Piperno le ha aperto le braccia e l’artista nuorese ha potuto viaggiare per l’Italia con le prime soddisfazioni e un continuo aggiornamento. La visione l’ha allargata negli Usa, con il ballo ritmato dalla musica Hip Hop, prima di rientrare e metterla a frutto in patria. Dove in cima alla scala delle gratificazioni c’è la chiamata nel marzo scorso da parte dell’Accademia nazionale per tenere una conferenza sulla tecnica Graham.

Le emozioni. Una giornata ancora fresca, soprattutto nelle emozioni: «Una coreografia di danza rappresentata in mezzo alle sculture del nuorese Francesco Ciusa e del Canova. La cosa più gratificante? Essere richiamata a 38 anni dall'Accademia». Un film di produzione americana (“Sogno di una notte di mezza estate”) e uno spettacolo al Sistina di Roma sono tra gli altri momenti che ricorda. Ma non è meno bello rammentare il 2000, quando porta nelle sale una sua coreografia, creata a Nuoro. Città natale e luogo dell'anima. Più spesso vorrebbe farne anche spazio di lavoro, come in questa parentesi dentro il programma del Redentore, il secondo “Sogno d'estate” che si avvera, dopo quello cinematografico. «Se mi richiamano ci torno di corsa» dice con la speranza di un nuovo principio nella terra che l’ha vista giovinetta e dato le stimmate dell’artista.

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