Piccole botteghe artigiane sulla via della rinascita
Dagli orafi ai fabbri e ai designer: le speranze degli operatori del settore «Con i nuovi bandi finalmente la Regione ha deciso di darci una guida»
NUORO. La Regione riapre i termini per l’inserimento delle botteghe dell’artigianato artistico nella vetrina on line inaugurata due anni fa. La giunta ha approvato la delibera, su proposta dell’assessore Francesco Morandi. L’appello è per gli 800 operatori che in Sardegna danno forma e linee originali a pietre, legno, sughero, tessono e intrecciano fili o plasmano l’oro e altri metalli per riprodurre la gamma di gioielli e oggetti di arredamento legati alla tradizione. Diversi anche in provincia di Nuoro, alcuni orfani dei centri pilota per la tessitura di Atzara, Sarule e Tonara, chiusi dal 2006, quando l’amministrazione regionale ha deciso di sopprimere l’Isola, l’istituto per le lavorazioni artigiane che ha governato per 50 anni il settore.
Oggi una scelta di rientro nei ranghi istituzionali già fatta da 126 artigiani, nel momento del decollo del portale: sardegnaartigianato.com.
Nella bacheca virtuale il marchio disegnato nel secolo scorso dal direttore artistico Eugenio Tavolara per l’Isola. Gli artigiani vi guardano con attenzione. Lo fa presente Antonello Delogu, 57 anni, orafo nuorese, con laboratorio nel rione di Santu Predu: «L’iniziativa è quanto attendiamo da tempo, considerato che con la fine dell’ente regionale siamo rimasti senza una guida e un supporto. Le vetrine e la sponsorizzazioni vanno bene. Ora però chiediamo che il marchio ritorni su ogni manufatto e possa essere esposto nei negozi che si impegnano a proporre i prodotti dell’artigianato artistico. Si tratta di aziende a cui già forniamo i nostri oggetti».
Sempre da Nuoro un’altra impressione positiva sulle novità dal palazzo regionale è quella di Andrea Bruno, 35 anni, designer, discendente da una famiglia di fabbri e ramai con radici a Orani a partire dal principio del '900.
In queste iniziative vede la seconda vita dell’istituto Isola, esente dagli errori del passato: «Va bene tutto nella misura in cui sia dentro un progetto rivolto al futuro, dove si coniughi la tradizione con l’innovazione, perché l’artigianato artistico è qualche cosa di vivo, che fermenta. Qualità alle quali deve rispondere lo stesso marchio, sempre comunque ancorato alle radici dategli da Tavolara». Il designer Bruno, con scuola all'accademia di Brera e apprendistato in bottega col padre Tonino, crede sia primario mettere a sistema il settore: «L’obiettivo deve essere quello di costruire una rete, dove gli artigiani operino in sinergia tra loro. Noi abbiamo iniziato a farlo da tempo: i nostri manufatti in ferro battuto sono spesso accompagnati da complementi in sughero o legno. La possibilità di parlare una stessa lingua, quella dell’artigiano appunto, rende tutto più semplice, con indubbi vantaggi per il settore». Da Santu Predu Antonello Delogu conferma: «La fine dell’Isola ha portato a dissolversi la struttura fatta da decine di creatori, sparsi per la Sardegna, anche nei luoghi più remoti. Questo perché è mancata la guida professionale, assicurata dagli assistenti artistici, e altra cosa fondamentale lo sbocco commerciale, visto che l’ente acquistava i manufatti alle botteghe e poi li distribuiva nella sua catena commerciale». In sintesi una comunità di maestri della produzione artigianale «completamente allo sbando», sottolinea da Orani Peppino Zichi, 73 anni, che con il suo maestro Tonino Cosseddu ha arredato le ville della Costa Smeralda, con credenze, tavoli e casse panche.
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