Terreni di Su Pradu no alla proroga sì a nuove revisioni
POSADA. Aula consiliare affollata venerdì scorso per parlare dei canoni d’affitto dei 139 lottisti in possesso dei terreni di Su Pradu. L’opposizione nelle scorse settimane, aveva chiesto la...
POSADA. Aula consiliare affollata venerdì scorso per parlare dei canoni d’affitto dei 139 lottisti in possesso dei terreni di Su Pradu. L’opposizione nelle scorse settimane, aveva chiesto la convocazione di una seduta del consiglio per discutere della proposta di sospensione del pagamento del canone relativo all’utilizzo delle terre comunali rimaste di proprietà dell’ente baroniese dopo la ripartizione con i comuni di Budoni e San Teodoro.
A Posada, il canone di enfiteusi si è regolarmente pagato sino al 1974 poi i comuni, hanno smesso di esigere il tributo e per oltre 40anni, le terre, sono state utilizzate a titolo gratuito. Lo scorso anno l’amministrazione ha deciso di varare il regolamento comunale per la gestione dei terreni stabilendo dei canoni che vanno dai cento euro annuali per lotti sino a 1500 metri ai 400 euro per appezzamenti superiori all’ettaro. Tariffe che non tutti hanno accettato di buon grado e che hanno quindi portato la minoranza del gruppo Posada protagonista a chiedere un apposita riunione del consiglio. Nella riunione, la maggioranza ha respinto la proposta di sospendere i pagamenti ma ha preso l’impegno, di lavorare con l’opposizione per una revisione delle tariffe sin dal prossimo anno. La maggioranza ha anche fatto presente che le famiglie in difficoltà, potranno pagare il canone d’affitto non con denaro ma attraverso il baratto amministrativo ovvero con giornate di lavoro a favore della collettività. Alle richieste di chi chiedeva un assegnazione in quanto escluso, è stato chiarito che per le terre di Su Pradu, si può parlare di occupazione di fatto e non di diritto e il pagamento del canone, si rivela una fase propedeutica al successivo piano delle terre pubbliche. Preso atto che non si vuole cacciare via nessuno da quei terreni, l’alternativa resta quella di ricorrere ad un bando pubblico dove potrebbero partecipare tutti i residenti. Dal pubblico tante comunque le richieste di applicare tariffe più basse e adeguarle a quelle dei comuni confinanti anche in virtù del periodo di crisi occupazionale che investe il paese. (s.s.)
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