L’estate dorgalese di Pier Luigi Bersani
L’esponente del Pd ospite anche quest’anno dei suoi amici pastori sulle cime del Supramonte
DORGALI. Pier Luigi Bersani risponde presente all’annuale appuntamento estivo con Dorgali e i suoi amici pastori. Dalle poltrone di Montecitorio alle rocce e alle asperità del Supramonte dorglese il passo è breve almeno per l’esponente del Pd, ormai dorgalese d’adozione, che quasi quasi si trova più a suo agio da queste parti con l’amico di sempre, il pastore dorgalese Angelo Masurru (Leone). Probabilmente trova meno insidie che nel suo partito. Ormai conosce quasi tutto del territorio di Dorgali. La mattina alle sette partenza per l’ennesima escursione, destinazione monte Corallinu, Predas de ocu, S’adde e lo spettacolo incredibile di Intr’e montes, la maestosa gola dove scorre il Flumeneddu prima di convogliare nell'invaso del lago Iriai. «Se siamo fortunati possiamo incontrare i mufloni» dice Angelo mentre accompagna il gruppo composto dall’esperto del territorio Giovanni Carta e da un amico dell’onorevole Bersani. Bandita la politica, si parla solo dell’escursione tra una battuta e l'altra. Uomo di spirito dalla risata facile, corregge chi ricorda uno dei tormentoni di Maurizio Crozza su di lui in salsa barbaricina. «Ma non sarà mica che siamo qui per arrotolare le corna dei mufloni». Paesaggio da favola, arrivano gli asini e le mucche di Angelo, sopra volteggiano le aquile. Un paradiso, lontano dai circuiti turistici. In scarpette di tela, pantaloncini, maglietta e cappellino, in forma quasi olimpionica. «Sono a Dorgali per fare la mia Olimpiade, il triatlon dorglese. Bisogna fare il giro degli uvili, il giro delle spiagge e il giro degli spuntini. Ma per partecipare bisogna avere il fisico. Credo che il triatlon dorgalese possa essere una specialità olimpica e io gareggerei. Dopo vent'anni di allenamento mi sento pronto. qui è tutto uno spettacolo ». La sua ricetta per il turismo? «Sono 20 anni che vengo qui e trovo che le potenzialità di questi luoghi siano sempre in crescita. Bisogna investire sulla qualità, sui servizi sull'accompagnamento, sull’allargamento della stagione perchè questo in una Italia che cresce poco. Non sembri un paradosso, ma secondo me queste zone interne hanno qualche possibilità in più della media nazionale». Uno dei mali della Sardegna sono i trasporti. I sardi da sempre si sentono presi in giro da gente che con isola ha poco a che fare e pensa solo a proprio profitto. Ci si ricorda della Sardegna solamente nell'estate per il mare e per le vacanze.
«Si qui c’è un andamento altalenante, per i trasporti, la concorrenza, non si può andare a fasi alterne e avere ogni due tre anni una sorpresa. Bisogna approfittare e investire in qualità e stabilizzare le condizione a cominciare dai trasporti naturalmente anche per la viabilità interna. Il problema di fondo in Italia e in Sardegna resta il lavoro che viene solo dagli investimenti che danno lavoro, che a sua volta da consumo interno che da lavoro, ma il processo virtuoso si innesca solo con gli investimenti. Stato e Regione devono tenere alti i servizi».
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