Polemica dopo la proroga della pesca all’aragosta
Siniscola, i pescatori baroniesi contro la decisione dell’assessore Falchi Francesco Loi: «Si modifica il calendario a seconda delle richieste più disparate»
SINISCOLA. Mugugni anche nella marineria di la Caletta per la decisione dell’assessore all’agricoltura Elisabetta Falchi di derogare la pesca e la detenzione di esemplari vivi di aragosta, astice e granseola nel mare territoriale della Sardegna. Con un decreto pubblicato la settimana scorsa, la pesca è stata infatti prorogata dal 31 agosto al 15 settembre e di conseguenza, è stato disposto lo slittamento delle date relativamente anche per il trasporto, detenzione, e immissione sul mercato di esemplari vivi pescati nel mare territoriale della Sardegna sino al 15 ottobre. Entro il 15 settembre gli esemplari vivi di aragosta pescati nel mare sardo, in attesa dell’immissione sul mercato devono essere marcati con l’applicazione di etichette fisse, riportanti un numero progressivo univoco e la data di marcatura mentre le femmine di qualsiasi lunghezza, recanti uova sotto l’addome debbano essere rigettate in mare al momento della cattura. Istituito anche il giornale di pesca dell’aragosta e dell’astice contenente per singola specie i dati relativi alle giornate di prelievo, alle aree di pesca, attrezzo utilizzato e ai dati biometrici e biologici di ogni esemplare che deve essere compilato per ogni giornata di pesca prima dello sbarco del prodotto, firmato dal comandante dell’unità da pesca e tenuto a disposizione degli organi di vigilanza. «Aumentano gli adempimenti burocratici e si modifica il calendario a seconda delle richieste più disparate – dice Francesco Loi della flotta peschereccia di La Caletta – Il provvedimento della giunta regionale, che ha allungato di due settimane il periodo di prelievo dell’aragosta creerà solo danni perché gli esemplari in questo periodo hanno le uova e si riuniscono sul fondale rendendo più facile la cattura. Sono altre le politiche che deve perseguire la giunta regionale per aiutare una categoria ormai allo stremo, bandire ad esempio le misure del Feamp che darebbe sbocchi ad un settore in crisi, ci sono 36 milioni di euro tra fondi comunitari, regionali e statali che bisogna spendere rinnovando l’attrezzatura e investendo in acquacoltura e allevamenti. Una scelta profondamente sbagliata così come quella relativa ai rimborsi per i danni patiti dai cormorani mentre chi si ritrova le reti squarciate dai delfini, non percepirà nulla. Non si può intervenire sulla pesca aumentando gli sforzi dei pescatori come ora – conclude – e per il prossimo anno, sarebbe meglio posticipare l’inizio della pesca all’aragosta ad aprile».
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