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Il genoma dei sardi ora è degli inglesi: "Vendita regolare"

Per il curatore fallimentare le procedure dell'asta per SharDna hanno seguito le indicazioni del Garante della privacy: «Abbiamo acquistato i campioni di Dna, insieme alle cartelle cliniche e ai consensi»


19 settembre 2016 di Gianna Zazzara


NUORO. A chi appartengono i campioni di Dna conservati nel Parco genetico di Perdasdefogu? Al proprietario del parco Piergiorgio Lorrai («il mio ruolo è sempre stato quello di preservare il Dna») o agli inglesi della Tiziana Life Sciences che si sono aggiudicati all’asta due mesi fa, per 258mila euro, la società di biotecnologiche SharDna, fondata da Renato Soru nel 2000 per scoprire il segreto di longevità degli ogliastrini?

Il curatore fallimentare, il commercialista cagliaritano Renato Macciotta, ha più volte sottolineato che gli inglesi hanno acquistato, oltre all’attrezzatura informatica, la bio-banca di dati biologici sul Dna, con l’aggiunta di un database di dati clinici, nonché tutti i contratti afferenti l’azienda «tra i quali sono inclusi anche i consensi informati rilasciati a suo tempo dai donatori».

Per il curatore la proprietà di quei campioni di Dna è della Tiziana Life Sciences. O meglio, gli inglesi hanno acquistato il diritto di utilizzare quei campioni per studiare nuovi farmaci anti-cancro, settore nel quale svettano a livello mondiale. Analogo diritto d’uso avrà anche il Consiglio nazionale delle Ricerche, in base a una convenzione che aveva stipulato con la Shardna. D’altronde, la Tiziana Life Sciences ha acquistato all’asta la SharDna con la certezza di acquistare anche i campioni di Dna. Come ha detto alla Nuova Tiziano Lazzarretti, chief financial officer della società inglese, «i campioni di SharDna ora sono nostri. Li abbiamo acquistati all’asta insieme alle cartelle cliniche e ai consensi dei donatori».

E qui sorge un’ altra questione, sollevata proprio dal presidente del parco Genos che due giorni fa si è rivolto al comitato nazionale di bioetica per chiedere se il genoma dei sardi, 230mila campioni biologici prelevati su 13mila cittadini dell’Oglistra, potesse essere venduto. I donatori, infatti, avrebbero autorizzato SharDna e il Cnr ad utilizzare il loro Dna per la ricerca scientifica ma non a venderlo, a scopo di lucro, com’è invece successo.

«La Tiziana Life Sciences sa benissimo che deve svolgere la sua attività in conformità alle norme sulla privacy e sulla protezione dei dati personali – spiega Macciotta – Se vorrà utilizzare i campioni per lo studio di patologie diverse da quelle indicate nei documenti sottoscritti dai donatori allora, è ovvio, dovrà ottenere altri consensi informati, perché i consensi sono specifici». Il problema sarà rintracciare tutti i donatori ultranovantenni e centenari che si resero disponibili a donare il loro Dna per scoprire l’elisir di lunga vita. In ogni caso, per il curatore fallimentare «la vendita è stata fatta con tutti i crismi. Le procedure di vendita hanno seguito tutte le indicazioni del garante della privacy che è rimasto in costante contatto sia con l’acquirente sia con la procedura fallimentare».

E riguardo al prezzo d’acquisto, appena 258mila euro per il patrimonio genetico dei sardi? «Come ho detto più volte la vendita è stata effettuata secondo i criteri di competitività prescritti dalla legge fallimentare con pubblicità sulla stampa. Quella di Tiziana Life sciences è stata l’unica offerta d’acquisto depositata nel mio studio». Ha anche cercato di proporre l’affare SharDna alla Amgen, il gruppo statunitense che nel 2012 ha acquistato per 415 milioni di dollari l’accesso al gigantesco database del Dna degli islandesi. «Ci hanno risposto, grazie non ci interessa».

E la storia del furto? Quattordimila provette che, secondo la denuncia presentata alla Procura di Lanusei, sarebbero sparite dai frigoriferi del parco di Perdasdefogu? Per il curatore «non c’è l’obbligo che quelle provette restino nel Parco Genos».

Intanto i nuovi acquirenti non sono ancora riusciti d entrare nei laboratori di Perdasdefogu. Per questo la Tiziana Life Sciences, nei giorni scorsi, ha presentato un esposto alla Procura di Lanusei. La battaglia del Dna continua.

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